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DOPO 36 ANNI IL RITORNO ALLA CASA DELL'AGRONOMO

Il Tirreno, 8 settembre 2017

Dopo 36 anni il ritorno alla casa dell'agronomo.
Stefania e Vanna hanno ritrovato la villa dove per 40 anni ha lavorato il padre Agostino.

Una ridda di sentimenti e di emozioni. Ritrovarsi, dopo 36 anni, di fronte alla scalinata di accesso alla villa dell'agronomo a Pianosa, non è stato un momento facile da superare per Stefania Petri, la figlia minore di Agostino, l'agronomo appunto che ha vissuto sull'ex Isola del Diavolo per oltre quarant'anni, stabilendo il record di permanenza non più eguagliato. Nei primi anni pianosini la famiglia Petri si sistemò a piano terra della villa. Successivamente si trasferì al primo piano, quello dagli ampi finestroni, lasciando le stanze da basso all'assistente del padre. "Avevo solo dieci giorni di vita nel 1948 - rilascia al nostro giornale questa sua testimonianza Stefania, tornata a Pianosa alcuni giorni fa con la sorella Vanna - quando la mia famiglia originaria di Campo (io sono nata in questo paese) mi portò a Pianosa. Da quando lasciammo l'Isola definitivamente nel 1981, non c'ero più stata. Per mia scelta. Non me la sentivo di rimetterci piede. Troppi eventi. Troppi episodi della mia vita piacevoli che mi avrebbe rievocato. Poi credevo che sarebbe sorta in me l'angoscia nel constatare che quella che definivo isola felice, il mio piccolo mondo antico, non esisteva più. Mi avrebbe rattristato vederlo così trascurato, malandato, abbandonato.

La realtà confrontata con il ricordo di quei luoghi mi avrebbe ulteriormente angosciato. Preferivo sempre declinare gli inviti e rimandare ad altri momenti. Mia sorella Giovanna, invece, più grande di me di circa quattro anni, c'è stata. Un altro carattere rispetto al mio". La struttura architettonica della Casa ha subito, nel corso del tempo, tante trasformazioni. La vollero i direttori che si sono succeduti sull'Isola a partire dalla seconda metà dell'Ottocento fino a tutto il Novecento. La Casa è un manufatto di pregio. Per capirne l'importanza bisogna inquadrarla nell'epoca in cui Pianosa era una colonia penale agricola per detenuti modello che potevano dedicarsi alle varie attività agricole e di allevamento su tutto il territorio pianosino, in semi libertà. Insomma Pianosa era una struttura all'avanguardia non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. A darle l'assetto razionale delle produzioni e di tutte le attività colturali collegate, fu l'agronomo Giacomo Cusmano, un siciliano minuto, che considerava Pianosa come una piccola Sicilia per clima e vegetazione.

Sul suo solco s'inserì l'elbano Agostino Petri, che perfezionò il sistema, rendendolo fondamentale al lavoro dei detenuti e determinante per l'autosufficienza della colonia. "Pianosa era autosufficiente - puntualizza sempre Stefania - tranne che per il gasolio che alimentava la centrale elettrica e serviva per le cucine e il riscaldamento. Per l'acqua esistevano i pozzi, da cui si prelevava. Aveva però il sapore salmastro, ma la bevevamo lo stesso". Strana quest'Isola. Perché quando ti entra nel circuito delle emozioni, in specie in quelle provate da giovane, non ti lascia più per il resto della vita. "All'epoca in paese abitavano sessanta famiglie - ricorda - Quasi tutte meridionali, con molti figli. Noi giocavamo con loro. D'estate al mare a Cala Giovanna; nelle altre stagioni in paese e in campagna".

E poi c'erano le feste di Natale e Capodanno in cui tutta la famiglia si riuniva con i parenti che venivano da Campo. Le scuole elementari e medie Stefania le ha frequentate sull'Isola. Poi non proseguirà negli studi, perché l'Isola le bastava: era generosa con lei. Prima nel darle il lavoro. La madre dirigeva la stazione meteorologica sistemata sulla torretta della Casa; incarico che poi passò a lei e alla sorella. Poi le farà incontrare il cavaliere azzurro, il marito, un agente di Polizia carceraria che sposerà e dalla cui unione nasceranno due figlie. Ma, come spesso succede sulle Isole, il vento cambiò direzione. Nel 1974 l'allora direttore del carcere Massimo Masone venne ucciso da un detenuto in circostanze mai definitivamente chiarite. "Sentimmo del trambusto quella notte - ricorda - ma non ci facemmo caso, non accadeva mai niente di grave in paese. Invece la mattina fu scoperto il cadavere".

Negli anni di piombo l'Isola si trasformò da colonia agricola in carcere di massima sicurezza. Fu eretto il muro, voluto dal generale Dalla Chiesa che impedì la libera circolazione sul resto dell'Isola, relegando i residenti alla sola zona portuale. Venne chiusa la stazione meteorologica, surrogata dal satellite. Pochi anni dopo fu dismesso anche il carcere. E l'isola sprofondò nell'oblio. "Non ci rimase che far ritorno a Campo", ammette. Pianosa divenne solo un ricordo. "Quando ci ho rimesso piede dopo anni - aggiunge - mi sono fatta accompagnare da mia figlia Cristina. Ho voluto però fare una passeggiata da sola, senza nessuno. Che emozione rivedere la scalinata che introduce alla casa che abitavamo da piccole. Sono contenta che il Parco ci abbia messo gli occhi addosso e che voglia trasformarla in museo. Così, quelle stanze - conclude - ritorneranno a vivere e, perché no, gli oggetti e i muri a raccontare la storia.

Luigi Cignoni

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