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Da "Isola del Diavolo" a nuovo centro di ricerca archeologica: la scoperta sensazionale nell'ex luogo di deportazione

Turismo, 6 giugno 2016

PERCHE' SE NE PARLA Da isola del Diavolo a nuovo centro di ricerca archeologica: sull'isola di Pianosa, appartenente alla provincia di Livorno, la Soprintendenza archeologica della Toscana ha riportato alla luce un'area di necropoli risalente con tutta probabilità al periodo compreso tra l'epoca neolitica e l'età del rame (tra il 5500 e il 3000 a.C.). Nel dettaglio, è stata scavata, nella zona di Poggio Belvedere, una cavità prodotta dall'uomo con un diametro di 7 metri, con all'interno tre sepolcri a forno. "All'interno dell'area circolare abbiamo trovato resti di epoca romana e di ossidiana risalenti all'epoca neolitica - racconta Lorella Alderighi - Di particolare interesse è il grande masso di forma sferica che, analizzando la caratteristiche del materiale, è stato portato di proposito in quell'area da un'altra zona".

PERCHE' ANDARCI Pianosa è un'isola situata nel mar Tirreno, che fa parte dell'Arcipelago Toscano, nel parco nazionale omonimo. Chiamata Planasia dagli antichi romani, era precedentemente utilizzata come luogo di deportazione. Ma dal 1999, l'isola non è più sede penitenziaria ed il Comune di Campo nell'Elba, di concerto con il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, ha elaborato un progetto che possa coniugare la tutela dell'ambiente, con la fruizione di un territorio che vale la pena di "scoprire".

scoperta sensazionale

DA NON PERDERE L'essere stata per tanti anni unicamente sede del penitenziario, ha fatto sì che Pianosa rimanesse intatta. Infatti vanta un ambiente naturale unico, in cui il mare, ricchissimo di vita, esprime tutta la bellezza, una cosa ormai rara in altre zone del Mediterraneo. L'isola comprende anche numerosissime tracce degli insediamenti antropici che l'hanno "vissuta" fin dalla preistoria: una necropoli dell'età del rame, la Villa Romana, le catacombe paleocristiane, oltre, naturalmente, a tutte le costruzioni di epoche successive.

PERCHE' NON ANDARCI Sono ammessi solo 250 visitatori al giorno, per preservare il turismo sostenibile e la fruizione controllata del territorio. La balneazione è consentita solo nella spiaggia più vicina al paese.

COSA NON COMPRARE Se volete evitare tutto ciò che è banale, come calamite e cappellini, sappiate che nella provincia di Livorno è molto frequente l'antica lavorazione del corallo, su collane, spille, bracciali e pendenti, nonché la lavorazione del legno e alle relative tecniche dell'intaglio.

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