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ANCHE DENTI UMANI NELLA GROTTA DEI MISTERI DI PIANOSA

Il Tirreno, 7 aprile 2015

Altre scoperte durante gli scavi a Cala di Biagio dopo il ritrovamento di resti fossili dei cervi di migliaia di anni fa.
Trovate anche le ossa di antichi anfibi e rapaci.

Due denti umani di 40 mila anni fa. Due "fusaiole", parte di telai per tessere all'incirca della stessa epoca. Poi resti di vari rapaci. Sono alcune delle scoperte "fossili" che lo staff dell'Università di Siena ha compiuto scavando nel passato della Grotta di Cala San Biagio sull'isola di Pianosa. Altre tessere, insomma, dei 19 milioni di anni di storia geologica pianosina che, via via, vengono riportati alla luce e stanno arricchendo la mostra, in questi giorni "emigrata" a Siena.

Gli scavi a Pianosa

Sono i reperti, tra cui anche tre crani di cervidi, pannelli, fotografie, ricostruzioni grafiche che erano stati esposti, lo scorso anno, alla casa del parco di Pianosa con l'evento chiamato "Nascita di un'isola". Da marzo "vivono" a Siena nella sede del Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell'Ambiente, unità di ricerca di preistoria e antropologia e sezione di Scienze della Terra.

Ne dà notizia Luca Maria Foresi, geologo e paleontologo pianosino, docente all'Unisi, direttore degli scavi alla Grotta in località Cala Di Biagio di Pianosa. Con le sue scoperte ha creato, insieme al suo team universitario, in collaborazione con Parco, Comune campese, amministrazione penitenziaria di Porto Azzurro e Sovrintendenza Toscana, un'ampia mostra unica al mondo. "La mostra rimarrà aperta fino al 15 di maggio, poi, a meno di novità, tutto tornerà nelle bacheche del nostro istituto - commenta Foresi - Non potrà tornare a Pianosa. La conservazione di beni paleontologici o archeologici, per legge, va fatta in locali custoditi da personale ad hoc; l'isola continua a non poter garantire questi parametri".

Il resto fossile di un dente umano trovato nella grotta di Pianosa

Altrettante novità dalle ricerche e gli studi di laboratorio sui materiali trovati nella grotta, sono emerse anche grazie al lavoro fatti anche dalla dottoressa Marzia Breda dell'Università di Ferrara. I resti di cervi hanno avuto un primo esame e con molta probabilità si tratta di una forma endemica di Cervus elaphus, in sostanza un normale cervo che subì degli adattamenti morfologici di nanismo, a seguito dell'isolamento in Pianosa. È possibile che il cervo sia giunto nell'area pianosina più di 40.000 anni fa e poi abbia subito questo adattamento morfologico.

I reperti, quindi, potrebbero essere più antichi di quanto supposto inizialmente. "Nella grotta- prosegue il geologo Foresi -, vicino all'ingresso abbiamo scavato un livello superficiale, forse il materiale di risulta dello scavo ottocentesco dell'abate Chierici, e abbiamo trovato frammenti ceramici e due fusaiole, parti di una tessitrice, attribuiti all'età del Bronzo medio. Sono venuti alla luce alcuni resti umani, in particolare alcuni denti che provvederemo in caso a far datare e a confrontare con il materiale rinvenuto da Chierici, il quale asseriva che la Grotta fosse stata anche un sito sepolcrale. Infine molti resti di uccelli, piccoli mammiferi e anfibi, fra cui anche dei rapaci, uno almeno di grosse dimensioni. La grotta deve avere ospitato più generazioni di rapaci che li hanno impiantato i loro nidi, non è improbabile che molti dei resti siano perciò la risulta dei loro pasti".

Un grotta-scrigno quindi, un sito molto particolare che ha registrato molti passaggi dell'antica storia di Pianosa, prima che essa fosse abitata dall'uomo preistorico, durante, e anche dopo. Legare e mettere in fila tutti questi frammenti storici sarà un bel rompicapo per il team di Foresi, ma lo studio svelerà altri misteri.

Stefano Bramanti

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