pianosapianosa

PIANOSA, L'ISOLA "PIATTA"

Oasis, aprile 2014

Pianosa, l'isola "piatta"
Dieci chilometri di superficie priva di rilievi, dove si concentrano tutta la ricchezza e la biodiversità della natura del Mediterraneo
di Francesco Mezzatesta

Fotografie di: Antonio Attini, Sandro Santioli, Paolo Fossati, Stefano Ricci, Silvia Camporesi, Domenico Roscigno, Leonardo Forbicioni, Francesco Mezzatesta

Oltre 350 specie di flora spontanea, di cui 17 di orchidee. Acque azzurre e trasparenti come quelle dei mari tropicali. Scopriamo l'isola di Pianosa perla dell'arcipelago toscano.

I romani la chiamavano Planasia, cioè isola piatta, per via dei suoi 10 chilometri di superficie triangolare priva di rilievi, se si eccettua l'isolotto de La Scola alto appena 34 metri.
Ricca di storia, ma soprattutto di natura, Pianosa è un gioiello di straordinaria bellezza incastonato nel diadema del Parco Nazionale dell'Arcipelago toscano. Allo sbarco, generalmente dalle persone che la raggiungono per la prima volta, si sente sovente ripetare la frase: «che peccato!» riferita alla decadenza degli edifici demaniali del paese abbandonato e, più in lontananza, al muro che separava il centro abitato dalla zona dell'ex carcere di massima sicurezza.

Pianosa
(Illustrazione di Antonio Attini)

Chi invece ha l'occhio del naturalista subito nota la vera ricchezza di Pianosa: la natura. Ecco la baia azzurra di Cala Giovanna e, uscendo verso il centro paese, la distesa di Violacciocca che dipinge di viola i lati dello stradello o i fossili che debordano dai muretti, mentre in cielo si coglie il volo di rapaci o cormorani. «Per favore non concentratevi solo sulle case» cerchiamo di dire «ma osserviamo il paesaggio naturale e la biodiversità, facciamo biowatching!». E di naturalità Pianosa è davvero ricca.

«Sull'isola sono state censite 350 specie di flora spontanea, tra cui 17 di orchidee e una di limonio, il Limonium planasiae, che è un endemi smo esclusivo dell'isola» dice Leonardo Forbicioni, appassionato entomologo e membro del Giros (Gruppo Italiano sulla Ricerca delle orchidee Spontanee). E aggiunge «si pensi che sull'isolotto della Scola è stato trovata la Planasiella aptera, un coleottero senza ali di un genere nuovo per la scienza». Sorge spontaneo il paragone di convergenza evolutiva con il cormorano attero delle isole Galapagos. Miracoli dell'isolamento.

Le baie di Pianosa hanno acque azzurre e trasparenti. Fare il bagno a Cala Giovanna, o fare snorkeling accompagnati dalla guida alla Baia dei Turchi, è come essere ai Tropici, con la sola differenza che i pesci sonodi specie mediterranee.

Pianosa Pianosa Pianosa
Il mare di Pianosa è azzurro e trasparente come ai Caraibi grazie alla sabbia di calcare bianco. Una ricchezza di biodiversità assicurata dalla presenza del carcere e della riserva marina.
Il Forte Teglia sovrasta il porto; la sua costruzione fu iniziata da Napoleone e terminata dal Granducato di Toscana.
Il Palazzo dell’Agronomo è forse l’edificio più bello dell’isola. (Illustrazioni di Sandro Santioli)

Distante appena 12 chilometri dall'isola d'Elba e 50 dalla costa toscana, Pianosa ha un clima particolarmente salubre, semiarido e temperato per via dell'esposizione e del l'altitudine, per cui le si giustifica l'appellativo di "Sicilia della Toscana". Pare che soggiornare qui faccia bene alla salute. Muovendosi nella pianura dell'isola sembra di essere in una mini savana africana, tanto che, lavorando di fantasia, ci si aspetta da un momento all'altro che dalla boscaglia esca una faraona mitrata, anzichè quella che in realtà è una pernice rossa. La sensazione è di essere in un posto privilegiato, doveparadossalmente, pur trovandosi in una ex colonia penale ancora parzialmente funzionante, ci si sente più "liberi".
Per apprezzare la biodiversità dell'isola, tuttavia, è d'obbligo il binocolo.

Pianosa
Una distesa di Camomilla marina (Anthemis maritima) ricopre le radure prospicienti il mare.
Aprile e maggio sono i mesi migliori per osservare la natura nelle sue spettacolari fioriture (Illustrazione di Francesco Mazzatesta)

Infatti in primavera, per chi ama il birdwatching, c'è da perdere la testa. Passa di tutto, ma molte specie sono anche nidificanti. Tra queste, oltre agli uccelli della macchia mediterranea, nidificano sull'isola specie come l'upupa, lo strillozzo, lo zigolo nero, il barbagianni, il gruccione, il saltimpalo, il calandro. Un discorso a parte merita il raro gabbiano corso (Larus audouinii). Questa specie, estremamente vulnerabile, mostra difficoltà a riprodursi nei siti tradizionali frequentati nel passato sulle altre isole dell'Arcipelago, ma a Pianosa ci prova. Qui non vi sono motoscafi invadenti nè ba gnan ti che sbarcano disturbando la colonia.

Curiosamente, però, vi sono altre minacce. Minacce con le ali. Prima un aggressivo gabbiano reale ha fatto razzia di uova dei timidi "cugini corsi". Poi, ecco un falco pel le grino anomalo, che invece di cacciare in volo, come è abitudine della specie, si dedicava a predare a terra i pulcini di gabbiano corso, danneggiando diverse fasi riproduttive. C'è ansia per capire cosa succederà nella primavera 2014.

Pianosa Pianosa Pianosa Pianosa
Il Cisto cretico (Cistus creticus) colora di rosa i sentieri dell’isola; l’orchidea Ofride ape (Ophrys apifera). (Illustrazioni di Francesco Mazzatesta)
L’orchidea Ofride calabrone (Ophrys argolica crabronifera) e la minuscola Evax (Evax pygmaea)(Illustrazioni di Leonardo Forbicioni)

Riuscirà a riprodursi la colonia dei mitici gabbiani corsi? Il Parco, con l'aiuto dell'Ispra,cerca di capirne di più, monitorando la situazione per poi poter intervenire su una situazione di non facile soluzione.

Tra gli uccelli marini, oltre al marangone dal ciuffo e la berta maggiore, è recente e straordinaria la scoperta dell'uccello delle tempeste, attratto con richiami sonori e inanellato dai ricercatori del Centro ornitologico toscano (COT) e dell'Ispra coordinati dal naturalista Mario Cozzo con la collaborazione di Enrica Pollonara.

PERLA MEDITERRANEA

Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano

Un parco bellissimo quello dell'Arcipelago toscano, anche se non facile da difendere, perchè la costa e il mare suscitano maggiori appetiti edilizi rispetto ad altre aree montagnose. Sette isole meravigliose, di cui l'Elba è la maggiore, con ben otto comuni, per una popolazione di 30.000 abitanti, che d'estate moltiplica per cinque. Quando venne deliberato sull'onda del Parco di Capraia e della fondamentale legge quadro sulle aree protette (la 394/91) l'esultanza del mondo ambientalista era soprattutto nello sperare che venisse limitata la forma di inquinamento più grave, quello edilizio-urbanistico, che distrugge per sempre gli habitat e il paesaggio. Dalla speculazione immobiliare, bisogna dirlo con franchezza, si sono salvati soprattutto i territori dove c'erano le riserve di caccia dei re, come sul Gran Paradiso o in Abruzzo, oppure dove c'erano le carceri o servitù militari.

Pianosa Pianosa Pianosa
Un gruppo di visitatori fa biowatching osservando un muretto ricco di fossili sotto una distesa di Violacciocca fiorita.
A destra: il naturalista Leonardo Forbicioni e un fossile di Pettine di mare (Illustrazioni di Francesco Mazzatesta)

Fortunatamente, per chi apprezza i posti ancora salvi dal cemento, Pianosa è una di queste realtà. Bisogna ammetterlo: senza la presenza per anni del carcere l'isola, sotto la spinta di soliti interessi, sarebbe ridotta come mille altri luoghi zeppi di recidences e seconde case. Alcuni lo chiamano "sviluppo", altri "distruzione del territorio". Per fortuna, quando il carcere di massima sicurezza venne dismesso, nella tutela subentrò il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Un piccolo miracolo di saggezza nella disastrosa gestione urbanistica del Bel Paese. Allo stesso tempo, andata via la colonia penale, gli edifici di Pianosa vennero abbandonati e così restano al giorno d'oggi, creando una sorta di villaggio fantasma. Ma guardando con altri occhi, l'isola è salva dalla speculazione edilizia e con sagge misure di restauro, passo dopo passo, potrà rinascere.

Anche se non è pensabile che, non essendovi più carcere, vi possa essere un ritorno compiuto al paese che era nel passato.

Presidente del Parco è Giampiero Sammuri, che oltre ad essere un amministratore di esperienza e presidente di Federparchi è anche un naturalista appassionato. Ha riportato il falco pescatore a riprodursi nuovamente nel Parco della Maremma, e lo vorrebbe far ritornare anche nell'Arcipelago, a cominciare da Montecristo.

Al Presidente non manca la voglia di migliorare la protezione e la fruizione della natura dell'isola piatta. Dice Sammuri: «A Pianosa, per la prima volta, abbiamo aperto ai diving per fare capire, con l'osservazione diretta, come il mare protetto sia una risorsa straordinaria per un turismo consapevole. Non tutti sanno che qui si può nuotare in mezzo a banchi di pesci come alle Maldive». «Il nostro obiettivo» aggiunge Sammuri «oltre alla divulgazione è soprattutto quello di proteggere il patrimonio. Per questo, con la presenza dei diving, otteniamo una sorveglianza indiretta data dalla presenza degli osservatori subacquei. Vogliamo che la biodiversità di Pianosa sia fruita liberamente ma sempre rispettando le regole del Parco».

Pianosa Pianosa
I fondali ricchissimi di vita e uno Sciarrano scrittura (Serranus scriba). (Illustrazioni di Paolo Fossati)

GLI AMICI DI PIANOSA

Un'associazione di volontari per la rinascita dell'isola

Il sogno dell' "Associazione per la difesa dell'isola di Pianosa" è di non lasciar perdere la memoria storica dei tempi passati e, al contampo, far si che i monumenti principali vengano restaurati. Giuseppe Mazzei Braschi, presidente dell'associazione, è un pianosino doc essendo nato nel 1940 sull'isola, quando questa era abitata e il carcere funzionava pienamente, consentendo la vita collegata alla lavorazione della terra, al pascolo, alla presenza di uffici pubblici, negozi e piccole attività connesse.

Pianosa
La Casa del Parco, dove vengono allestite mostre temporanee. (Illustrazione di Francesco Mazzatesta)

Gli "amici di Pianosa", come più semplicemente vengono chiamati, hanno realizzato una mostra fotografica permanente e soprattutto raccolto fondi per restaurare i monumenti demaniali e decadenti come le cappelle del cimitero dei civili, la torre dell'Orologio e i locali utilizzati per la mostra. «E' chiaro che siamo qui per i ricordi che ci spingono a non mollare» dice Mazzei Braschi «nella speranza che Pianosa torni ad essere quel la di un tempo: un vivo e stimolante paesino dell'arcipelago». Ma come si viveva allora? Braschi non ha dubbi: «Sull'isola c'era di tutto, dalla posta alla farmacia, alle forniture di alimentari e merceria, e soprattutto un tempo le manutenzioni erano una costante».

Pianosa
Un polpo in movimento. (Illustrazione di Domenico Roscigno)

L'associazione, nata nel 1995, conta oggi 550 soci e ha vari scopi. Primi fra tutti: fare conoscere l'isola attraverso una mostra permanente e trovare i fondi per restaurare alcuni monumenti del demanio, come avvenuto con la Cappella del ci mitero. Ma per la rinascita di Pianosa sarebbe auspicabile un piano complessivo tra Ministeri Giustizia e Ambiente, Parco e Comune, per la realizzazione di un carcere leggero e aperto, dove possano convivere il recupero dei detenuti, la presenza di un piccolo nucleo di abitanti e una fruizione ecoturistica basata sulle bel lezze naturali e sui valori storici e archeologici. «L'isola tornerà a vivere» conclude Mazzei Braschi «quando si vedranno i panni stesi alle finestre, i fiori ai balconi e i ragazzi che giocano per strada!».

Pianosa
Giuseppe Mazzei Braschi, Presidente dell’Associazione per la difesa dell’isola di Pianosa, mostra alcune foto d’epoca. (Illustrazione di Francesco Mazzatesta)

LA PENITENZIARIA

Il carcere dell'isola ospita ancora 20 detenuti

La "Penitenziaria". Così è chiamata per abbreviazione la Polizia penitenziaria ancora presente sull'isola, sia per i 20 detenuti ancora rimasti, sia per presidiare gli ex edifici carcerari. In coerenza con la propria tradizione, iniziata nel 1871 dal direttore di allora Leopoldo Ponticelli, ha ripreso a curare la conservazione del patrimonio edilizio e si accinge al recupero delle coltivazioni erbacee e ortofrutticole dell'isola, se guendo le indicazioni del Parco nazionale e d'accordo con il Comune di Campo nell'Elba, nel cui ambito comunale è compresa Pianosa secondo un recente accordo tra i tre Enti.

Dice Vittorio Cerri, che ha già diretto il carcere di Pianosa nel ‘93-'94 e oggi è direttore del presidio penitenziario dell'isola: «Pianosa è uno dei pochi posti dove realmente i detenuti possono lavorare regolarmente pagati, e in base all'art. 21 dell'Ordinamento penitenziario che consente il beneficio del lavoro esterno. In fin dei conti è il loro recupero il vero scopo di qualsiasi detenzio ne. Si tratta di un trattamento personalizzato per i detenuti meritevoli e teso ad ottenere il massimo delle possibilità riabilitative».

Pur dipendendo dal carcere di Porto Azzurro, qui a Pianosa chi viene a scontare una pena fa una vita ben diversa da un detenuto normale. Si muove liberamente in certi orari, dorme in edifici senza sbarre, porta avanti il ristorante, compie opere di manutenzione e pulizia. «Visti i risultati positivi» continua Cerri «entro il 2014 c'è il progetto di aumentare il loro numero a 40, sempre però nell'ambito del modello di carcere aperto o, se vogliamo, vista la presenza del Parco Nazionale, di "ecocarcere". Con i nuovi arrivi potranno essere incrementate le opere di manutenzione naturalistica e il restauro degli edifici».

Il ruolo di sorveglianza è affidata al Corpo Forestale dello Stato, che opera per conto del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano soprattutto a terra ma anche a mare. La Capitaneria di porto di Portoferraio, anche in seguito a specifici accordi con il Parco, svolge sorveglianza soprattutto in periodo estivo. La Guardia di Finanza a mare fornisce un prezioso supporto sia per il controllo che per la ricerca.

DALLA PREISTORIA A OGGI

Geologia, popoli e natura. Ecco come è cambiata Pianosa.

Una cronotabella ci mostra come è cambiata l'isola di Pianosa nel corso degli ultimi 18 milioni di anni, fino ai giorni nostri.

18 milioni di anni fa. Nascita di Pianosa. Era un'isola piatta e sabbiosa, frut to di depositi marini sedimentari. I numerosi fossili che ovunque si trovano a Pianosa testimoniano della sua composizione a calcari organogeni stratificati che contengono alghe e organismi marini fossilizzati. Le rocce più antiche risalgono a circa 18 milioni di anni fa e sono presenti sulla falesia occidentale dell'isola. Si formarono in un ambiente marino abbastanza pro fondo. Una prima emersione è forse avvenuta in un periodo non meglio precisabile e non vi era ancora alcuna isola a formare l'arcipelago.

Da quel periodo Pianosa e l'area dell'arcipelago hanno vissuto trasformazioni imponenti e una configurazione simile a quella attuale non può essere avvenuta prima di circa 2 milioni di anni fa, quando emersero definitivamente dal mare i depositi che oggi costituiscono la formazione più diffusa sull'isola.

Da allora Pianosa è probabilmente passata dallo stato di isola a quello di penisola molte volte, in dipendenza dell'alternarsi di fasi glaciali e interglaciali che procurarono abbassamenti e innalzamenti del livello del mare. L'ultima fase glaciale ha avuto il suo massimo circa 20.000 anni fa (Wurm III) procurando un abbassamento del livello del mare di oltre 100 metri, quando Pianosa conobbe il suo ultimo collegamento al continente. Forse sono legati a questa fase di contatto con l'Elba e il continente i resti di vertebrati rinvenuti nei depositi di grotta, fra cui cervidi e bovidi. Di altri animali non si hanno prove certe.

Pianosa
I coloratissimi gruccioni. A Pianosa gli uccelli nidificano nell’entroterra o lungo le coste. (Joe Petersburger - Archivio Oasis Photocontest 2012)

10-12.000 anni fa. Si registrarono le prime presenze umane sull'isola. Il primo popolamento di Pianosa pare sia datato al Paleolitico superiore, 10-12.000 anni fa. Reperti archeologici di selci lavorate, coltelli, punteruoli, raschiatoi e frecce furono rinvenute dall'abate e ricercatore Gaetano Chierici in una grotta di Cala Giovanna.

150 anni A.C. Accertata presenza dell'uomo e romana.

7 anni D.C. Esilio di Agrippa Postumo.
Le lussuose ville che l'impero romano costruiva per la propria aristocrazia nelle isole del Tirreno ven nero anche utilizzate per mandarvi i condannati all'esilio. E' il caso di Agrippa Postumo che, come raccontano gli storici romani dell'epoca Tacito Svetonio e Cassio Dione, fu relegato sull'isola dal nonno, l'imperatore Cesare Ottaviano Augusto, su probabile istigazione della consorte Livia, che voleva come erede dell'Impero suo figlio Tiberio, nato da una precedente relazione.

In seguito, morto Augusto, Agrippa Postumo fu assassinato, pare su ordine di Tiberio. Di lui sull'isola rimangono le vestigia. A studiare la storia di queste presenze romane, tra cui spicca la "Villa d'Agrippa" con annessi "bagni" fu soprattutto Gaetano Chierici, ufficialmente abate ma in realtà straordinario archeologo di Reggio Emilia.

L'anno scorso, il Parco, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana e ai Musei civici di Reggio Emilia, ha organizzato una mostra sulle ricerche di Gaetano Chierici riguardanti la presenza dell'uomo a Pianosa e la vicenda storica di Agrippa Postumo.

1339 L'isola passò sotto Piombino. Le Repubbliche marinare di Pisa e Genova, a causa della vicinanza geografica, se la contendevano, ma nel 1399 Piombino dichiarò la sua dominanza sull'isola, che tuttavia veniva alternativamente abitata e abbandonata.

1553 Invasione del pirata Dragut. Dopo queste invasioni Pianosa rimase per anni pressocchè disabitata e i pirati vi facevano spesso ritorno. Gli elbani però vi andavano per coltivarla e portare il bestiame a pascolare.

1814 Visita di Napoleone. Nel 1814 Napoleone Bonaparte, nei pochi mesi che restò esiliato all'Elba, visitò Pianosa e se ne innamorò, pensando di trasformarla nel "granaio dell'Elba". In un solo mese popolò l'isola, allora deserta, offrendo alle famiglie che volevano venirvi ad abitare terreni da coltivare, sementi, due bestie da traino, una grotta come residenza e l'e sen zione dalle tasse per 5 anni. Alcuni edifici risalgono appunto all'epoca napoleonica. La costruzione del Forte Teglia, che sovrasta il porto, fu avviata da Napoleone e conclusa dal Granducato di Toscana.

1841 L'isola venne affidata al conte Carlo Godardo Schaffgotsch.
Si inizia a costruire qualche abitazione per motivi di utilizzo agricolo e per residenza dell'affittuario 1856-1858 Prima colonia penale agricola - carcere aperto. Il carcere di Pianosa nacque nel 1858 sotto il Granducato di Toscana, con i primi 12 detenuti provenienti dalle "Murate" di Firenze. Precursore delle attività di recupero carcerario, il Granduca di Toscana Leopoldo II d'Austria, fece nascere questo carcere aperto sull'esempio delle Colonie penali agricole francesi, olandesi e belghe.

Si trattava di esperimenti avanzati di recupero di detenuti, che in modo antesignano venivano fatti lavorare all'aperto anzichè tenuti al chiuso in anguste celle.

1861 Con l'Unità d'Italia prosegue la colonia agricola. Con l'avvento del Regno d'Italia il "carcere aperto", che contava 149 detenuti, continuò per un'altra decina d'anni.

1871 La direzione carceraria gestita da Leopoldo Ponticelli. Il paese venne costruito praticamente come lo si vede oggi. Molte delle opere si devono anche al primo direttore della colonia, Giuseppe Oggero.

1884 Per la salubrità dell'aria iniziò il trasferimento a Pianosa dei detenuti ammalati di tubercolosi

1915-18 Prima guerra mondiale e utilizzo di Pianosa per la detenzione dei prigionieri di guerra.

1932 A Pianosa il detenuto Sandro Pertini. Il futuro Presidente della Repubblica pagò il suo impegno antifascista e come detenuto politico fu rinchiuso nel carcere di Pianosa dal 1932 alla fine del 1934

1968 Trasformazione del penitenziario in "super carcere". Si decise di mutare l'aspetto di "carcere aperto" per trasformare il penitenziario di Pianosa in un super-carcere in grado di ospitare i brigatisti (anni ‘70). Così vennero modificate le strutture e mandati via i "detenuti-agricoli" che ammon tavano a circa un migliaio, lasciandone solo un piccolo manipolo per svolgere i servizi di base.

1979 Costruzione del muro. Nel 1979 venne costruito un orribile muro di cemento armato, denominato "muro Dalla Chiesa", che ancora oggi fa brutta mostra di sè, con lo scopo di separare la parte carceraria di massima sicurezza dal resto del paese.

1982 Proposta di progetto per la costruzione di una centrale nucleare sull'isola. La minaccia paventata si svuotò da sola.

1989 Decreto per la perimetrazione provvisora e le misure di salvaguardia del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Il decreto per proteggere Pianosa venne emesso successivamente alle misure di salvaguardia e alla perimetrazione provvisoria del Parco.

Pianosa Pianosa
Una berta maggiore in volo e un raro esemplare di gabbiano corso. (Illustrazioni di Francesco Mazzatesta)

1992 Riapertura a pieno regime del carcere e questa volta di massima sicurezza e protezione a mare. Dopo gli attentati contro i giudici Falcone e Borsellino il Governo rende operativo il carcere di massima sicurezza per la detenzione di mafiosi.

1996 Decreto del Presidente della Repubblica per istituire l'Ente Parco Arcipelago toscano. I tempi per istituire le aree protette in Italia non sono brevi se si pensa che passarono sette anni dal primo decreto di salvaguardia.

1997 Il 19 dicembre Pianosa fu dichiarata area protetta a mare più a terra gli isolotti de La Scarpa e La Scola facente parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.

1997 Apertura delle catacombe. Mentre si faceva avanti l'intenzione di chiudere definitivamente il carcere di massima sicurezza si recuperano le catacombe. Sono le più grandi a nord di Roma e paiono risalire al III-IV secolo dC. Furono impropriamente utilizzate come cantine per il deposito di vino e poi addirittura come scarichi fognari. Fortunatamente, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra del Vaticano, proprietaria delle catacombe di Pianosa, visto lo stato di degrado dell'importante reperto storico archeologico, decise di dare il via ad una campagna di scavo e restauro.

1998 Chiusura del carcere di massima sicurezza e della colonia penale. Il carcere di massima sicurezza chiuse definitivamente. Di fatto, l'utilizzo carcerario di Pianosa è durato per 150 anni, dal 1858 al 1998. Resta il presidio carcerario di Porto Azzurro, con 2-3 agenti e un piccolo numero di detenuti.

2005 La Soprintendenza pose il vincolo archeologico su tutta l'isola.
Oggi Detenuti in semilibertà impegnati in attività socialmente utili, collegamenti e visite guidate. I detenuti contribuiscono validamente a varie attività socialmente utili come piccole attività di restauro, apertura e funzionamento di un bar ristorante e di un piccolo albergo. Ogni giorno c'è un collegamento marittimo da Campo nell'Elba a Pianosa e ritorno. Il Parco organizza visite guidate a terra e in mare con la collaborazione di guide ambientali e in determinate occasioni anche con l'intervento di esperti naturalisti.

UN GIORNO CON IL DIRETTORE (di Gianfranco Corino)

Franca Zanichelli, naturalista, punta sul patrimonio di biodiversità di Pianosa per invitare a visitare la piccola isola nel Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano

Quale è l'impegno del Parco Nazionale a Pianosa?

Pianosa è una piccola isola quasi disabitata ma ha una grande influenza nella vita del Parco. Segnata dall'attività carceraria che da un lato ha frenato l'aggressione edilizia del turismo balneare, dall'altro, la chiusura del penitenziario ha prodotto un luogo insolito dove il tempo sembra essersi arrestato. Una realtà sospesa, un patrimonio immobiliare ambito... sono tanti quelli che vorrebbero avere il privilegio di diventare depositari del nuovo destino di Pianosa.
Per il Parco la tutela dell'isola piatta e del mare circostante sono un impegno quotidiano da oltre 15 anni. Sono direttore da quasi 7 anni e non ho fatto meno di 400 riunioni sul tema!
Posso dire che non è stato facile e, non è ancora oggi semplice, svolgere bene tutti i compiti di tutori della protezione. Il presidio del Corpo Forestale dello Stato è molto proficuo ma il controllo a mare è ancora insufficiente e la pesca di frodo nel miglio tutelato è la causa di maggiore vulnerabilità alla quale dobbiamo porre tempestivamente rimedio.
Per questo istalleremo a breve un sistema di videosorveglianza molto sofisticato.

Come è organizzata la visita dell'isola?

Sono stati introdotti limiti alla fruizione a terra poiché manca il necessario contesto logistico per sopportare un carico di turisti eccessivo. Vi è l'obbligo di avere una guida ambientale che accompagna i visitatori fuori paese e la balneazione è consentita solo nella spiaggia in prossimità dell'abitato. Il Parco però vuole promuovere la fruizione naturalistica del territorio perché è importante far conoscere la varietà di habitat e di specie rare diffondendo i principi della conservazione della biodiversità.
L'intento è proprio quello di far interpretare la bellezza dei luoghi attraverso il filtro della conoscenza e far sì che chi raggiunge l'isola abbia l'opportunità di apprezzare il fatto che alcune restrizioni di visita servono a mantenere intatto il valore del patrimonio. In pratica si vuole orientare un'aspettativa di fruizione ecoturistica.
Per questo, nel 2013, sono state aperte le immersioni sperimentali subacquee e molti sono stati i commenti entusiasti. Lavoreremo anche per migliorare lo snorkeling. Dallo scorso anno infine abbiamo aperto un Centro Visite e da metà giugno allestiremo la mostra "Nascita di un 'isola" in collaborazione con i ricercatori dell'Università di Siena.

Pianosa
Osservare dal vero e controllare sul manuale è il modo migliore per fare conoscere la natura. (Illustrazione di Francesco Mazzatesta)

Quale è il rapporto con tutti gli altri Enti che agiscono sul territorio?

Raggiungere una proficua intesa con le altre amministrazioni per sviluppare un buon progetto culturale è la scommessa di questi giorni perché alcune faccende stanno cambiando sia per la questione carceri che per il passaggio dei beni demaniali ai Comuni. Parco, Comune di Campo nell'Elba e Amministrazione Penitenziaria hanno sottoscritto un accordo nel 2013 per operare in stretto rapporto. Ogni Ente ha propri compiti ma solo lavorando in pieno accordo si potranno fare mosse favorevoli nell'interesse collettivo.
Anche il rinnovato rapporto con la Sopraintendenza ai Beni archeologici ha permesso di superare alcune criticità croniche. Nella storia attuale di Pianosa si aggiungono elementi di valore sociale come il processo formativo della popolazione carceraria che permetterà il recupero dei vecchi coltivi e il risanamento delle strutture murarie più significative.
Di recente, grazie alla collaborazione con architetti dell'Università di Firenze, si sta mettendo a punto un manuale che contiene una razionale inventariazione dei beni e dei valori per facilitare il confronto tra i punti di vista.

Quali sono gli obiettivi di conservazione specifici dell'isola?

In quest'isola prospera il Ginepro fenicio che costituisce formazioni di grande importanza europea ma è oppresso dai pini d'Aleppo introdotti nel passato. In diverse aree le avventizie esotiche e gli alberi di Ailanto prendono il soppravvento e le macchie della gariga stanno chiudendo utili spazi prativi, risulta quindi necessario contrapporsi al processo di banalizzazione sostenendo le entità selvatiche più vulnerabili.
La stessa situazione si presenta con la fauna. Le specie di più importanti come Gabbiano corso, Marangone dal ciuffo e Berta maggiore sono insidiate da miriadi di ratti, centinaia di gabbiani reali, cornacchie e altre pesti commensali. I costi per fare azioni concrete sono elevati e grazie a progetti cofinanziati dal regolamento Life contiamo di affrontare il problema.

Per una naturalista quale è il fenomeno biologico più importante dell'isola?

Difficile dare una priorità perché è l'insieme meraviglioso: l'esperienza di una full immersion nel profumo di natura porta ogni volta a nuove scoperte, anche per una veterana come me! Entrare in un cunicolo della roccia e incrociare lo sguardo di una Berta maggiore accovacciata sul nido per proteggere il suo unico piccolo è stata un'esperienza formidabile. Sapendo che i ratti sono la maggior causa del declino di queste procellarie e, ovunque nel mondo di tanti altri uccelli terricoli, mi sono battuta allo strenuo per riuscire ad effettuare interventi nelle nostre isole toscane per eradicare il ratto.
E pensare che io avevo fatto proprio la tesi in etologia sulle straordinarie capacità di questi roditori di nuotare, sommozzare, risolvere con astuzia problemi per procurarsi il cibo... beh, ora sto dalla parte degli uccelli marini!

UN PARCO TUTTO DA SCOPRIRE (di Francesco Mezzatesta)

Gli Itinerari e le escursioni consigliate

Per le escursioni fuori dal paese alla scoperta della biodiversità di Pianosa, occorre essere accompagnati da una guida ambientale escursionistica. Ce n'è per tutti i gusti: a piedi, in bicicletta, in carrozza o anche in mare per fare snorkeling. Ecco due proposte di itinerari per gli appassionati di biowatching in andata lungo costa con ritorno attraverso la parte interna.

1° itinerario: "Sentiero delle orchidee" (da Cala S. Giovanni a Punta Secca a cala del Bruciato e ritorno). Qui si alternano diversi habitat: bosco di Leccio e di Pino d'Aleppo con presenza di Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea).

Nelle aree di radura prativa lungo sentiero ecco le orchidee come Ofride gialla piccola(Ophrys lutea minor), Ofride della luce(Ophrys lucifera), Ofride specchio (Ophrys ciliata), Ofride ragno scuro (Ophrys incubacea), Ofride calabrone (Ophrys crabronifera), Ofride bombo (Ophrys bobyliflora), Ofride ape (Ophrys apifera). E poi gli habitat di gariga vicino al mare con piante resistenti al sole e alla salsedine come l'esclusivo Limonio di Pianosa (Limonium planesiae), l'Erba franca (Frankenia laevis), il Papavero delle sabbie (Glaucium flavum), l'Evax (Filago pygmaea), lo Spazzaforno (Thymelea hirsuta).
Si torna poi al paese attraverso le radure e gli spazi aperti della parte interna mentre volano rapaci residenti come poiane e gheppi o migratori come albanelle e pecchiaioli.

Pianosa Pianosa
(Illustrazione di Andrea Ambrogi)

2° itinerario: "Sentiero lungo costa verso il Marchese" (dal paese fino a Punta del Marchese e ritorno). Essendo una zona aperta di costa, all'andata si vedono più facilmente uccelli marini come il Gabbiano corso e il Marangone dal ciuffo e tanti migratori.

Tra le piante il Porro selvatico, l'Elicriso e la fioritura la Camomilla di mare. Ci sono coleotteri come Meloe (Meloe tuccius), Cetoniella (Oxythyrea funesta), Silfide Scauro Striato (Scaurus striatus). Tra le farfalle Podalirio (Iphiclides podalius), Macaone (Papilio machaon), Cavolaia maggiore (Pieris brassicae), Vanessa del cardo (Vanessa cardui), Cleopatra (Gonepteryx cleopatra) e Colia (Colias croceus).

Di straordinario interesse lungo il tragitto sono le pozze temporanee di scogliera dove vivono gli Idrenidi, piccoli insetti adattati a condizione ambientali estreme e fugaci. Sulle falesie un'occhiata al Falco pellegrino e al Passero solitario e nel mare le berte.
Tornando dalla parte interna : Lepri, Fagiani, Pernici. Ovviamente in periodo di migrazione passa di tutto.

Come arrivare e dove alloggiare

Pianosa si può raggiungere con un traghetto di linea Toremar, che ogni martedi la collega partendo da Piombino (che a sua volta si raggiunge percorrendo la superstrada tra Rosignano e Grosseto) passando per Rio Marina sull'isola d'Elba. Oppure, trovandosi sull'Elba, si parte la mattina da Campo (Marina di Campo) prendendo la barca che fa andata e ritorno giornalmente. In questo caso, per informazioni e prenotazioni contattare Aquavision tel.0565-976022. Sull'isola piatta, la cooperativa San Giacomo, in cui operano i detenuti, gestisce l'alberghetto "Milena" dove si può alloggiare.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 392.827.7945 (signora Giulia). Sempre la cooperativa San Giacomo gestisce il bar trattoria locale. Per prenotare le immersioni occorre si devono contattare i diving autorizzati presenti all'isola d'Elba controllando l'elenco aggiornato sul sito del Parco nazionale www.isplepark.it

LA GROTTA DEI CERVI (di Francesco Mezzatesta)

Trovati in una grotta i resti fossili di un cervo nano

Luca Maria Foresi è un Paleontologo del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Siena, che a Pianosa sta seguendo il recupero di reperti pa leontologici di una grotta in località Cala di Biagio. «I resti » dice «furono "riscoperti" alcuni anni fa durante una brillante ricognizione della Soprintendenza Archeologica della Toscana. In realtà, se ne conosceva la presenza sin dalla fine dell'800, quando Don Gaetano Chierici scavò una porzione della grotta per estrarre alcuni reperti preistorici risalenti all'Età del Bronzo. L'abate citò i resti di vertebrati, ma non interessandosi al tema li trascurò, sospendendo lo scavo».

Pianosa
Nella grotta dei Cervi sono state trovate alcune teste di cervidi che popolavano l’isola quando questa era collegata alla terraferma. (Illustrazione di Stefano Ricci)

La grotta, che verrà chiamata "grotta Chierici" è molto suggestiva, ha una origine carsica e perciò è ammantata da numerosi rivestimenti calcarei. «Lavorare nella grotta non è stato facile» continua Foresi «perchè l'ambiente è molto ristretto e vi possono lavorare uno o al massimo due ricercatori contemporaneamente. Però siamo soddisfatti per chè con lo scavoben quattro crani di cervidi di piccole dimensioni, tre maschi e una femmina, la cui determinazione a livello specifico sarà uno dei principali obiettivi dello studio in laboratorio».

Pianosa
Nella grotta dei Cervi sono state trovate alcune teste di cervidi che popolavano l’isola quando questa era collegata alla terraferma. (Illustrazione di Stefano Ricci)

Il ritrovamento di questi animali fa pensare ad un collegamento diretto di Pianosa con il continente, evento che si è realizzò alcune volte nel recente passato dell'isola, in coincidenza con le fasi glaciali, di cui l'ultima ha avuto il suo picco circa 20.000 anni fa, quando il livello del mare si abbassò di oltre 100 metri rispetto a quello attuale.
Le dimensioni ridotte di questi cervidi, una sorta di nanismo, sono il chiaro segno di un endemismo indotto da un ambien te non idoneo alla specie.

La presenza di questi reperti, ha spinto i ricercatori a cambiare in corsa le impostazioni dello scavo, limitando le estrazioni di materiale al minimo indispensabile per lo studio di laboratorio, nella speranza che il sito possa essere musealizzato. «Se si potesse raggiungere questo obiettivo» conclude Foresi «si otterrebbe il massimo del risultato: aumenteremmo la conoscenza del nostro arcipelago e manterremmo a Pianosa le sue ricchezze naturali, rendendole visibili al pubblico».

Pianosa
Il mare cristallino di Pianosa non ha nulla da invidiare a quello dei paesi tropicali. (Illustrazione di Leonardo Forbicioni)

IL MARE DI PIANOSA (di Marco Sartore)

Un inno alla biodiversità

Nel Mediterraneo esistono ancora pochi fondali talmente incontaminati da costituire un riferimento di com'era e di come dovrebbe essere il "Mare Nostrum". Pianosa è uno di questi. Un mare con tutte le tonalità dell'azzurro e del blu circonda l'isola. Per favorire i turisti appassionati di immersioni in un mare ancora in condizioni naturali, il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano ha posizionato alcune boe per consentire un "attracco soft" alle imbarcazioni che trasportano gli escursionisti subacquei, scongiurando così il danneggiamento del fondale a causa delle ancore. Ad oggi i siti aperti alle immersioni sono quattro.
Tre si trovano a nord-est dell'isola, nello specchio di mare antistante la Punta del Marchese, mentre il quarto è al largo del porticciolo e del paese. Le batimetriche vanno da 15 ad oltre 40 metri di profondità e il Parco ha previsto che possa effettuare immersione solo chi è in possesso di un brevetto almeno di secondo grado. Questa scelta è stata effettuata non solo per i relativi limiti operativi di abilitazione ma soprattutto per evitare che accedano ai siti persone prive di esperienza.

Alla stessa stregua, le immersioni devono essere obbligatoriamente guidate da Guide Ambientali Subacquee regolarmente riconosciute dalla Regione Toscana. Ma cosa c'è da vedere di tanto straordinario? I fondali, la vita, ma soprattutto l'atteggiamento dei pesci. Solitamente nei tratti di mare non protetto i pesci hanno paura di essere catturati e si dileguano in fretta. In questi casi il subacqueo con le bombole è percepito come un predatore, per cui è sufficiente acquisire una postura considerata aggressiva per vedere scomparire di fronte a sé ogni forma di vita.

Lo sanno bene le "povere" guide sub che spesso sono le sole a riuscire a "vedere qualcosa" quando accompagnano un gruppo. Quando si dice "postura aggressiva" si intende ad esempio allungare improvvisamente un braccio per indicare qualcosa, cosicchè il braccio viene percepito dal pesce come un'arma con conseguente fuga immediata. Al contrario, nella zona protetta di Pianosa, il pesce dopo un'iniziale istintiva diffidenza, torna presto indietro poiché la curiosità supera la paura. La prima percezione che i visitatori hanno è quella di nuotare in un acquario.

Il mare di Pianosa è un inno alla biodiversità marina.

torna indietro