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QUANDO A PIANOSA DOVEVANO ABITARE I MONACI BENEDETTINI

Il Tirreno, 19 dicembre 2013

Era l’anno 1856 quando l’allora Granduca di Toscana istituì la colonia penale di Pianosa e inviò sull’isola piatta i carcerati destinati ad occuparsi dei lavori nei campi. Sono passati 157 anni e la storia sembra ripartire dal principio: il presidente della Regione firma un protocollo d’intesa per riportare sull’isola piatta 80-100 detenuti in semilibertà che si occuperanno di lavori agricoli, piccoli interventi di manutenzione e di bonifica. Tutto torna, insomma.

Eppure il destino dell’isola, dopo la chiusura del carcere negli anni Novanta, poteva essere notevolmente diverso. Negli anni della presidenza del Parco di Beppe Tanelli si fece spazio l’idea di ripopolare l’isola piatta. Stavolta non con i detenuti delle carceri, bensì con i monaci benedettini. Sulla linea dell’esperienza dell’isola di Saint Honorat, davanti alla Costa Azzurra. L’occasione per dare forma al progetto la ebbe lo stesso Tanelli quando nel giugno 1998, durante la visita dei vescovi toscani all’isola piatta, parlò con l’allora vescovo di Massa e Populonia Gualtiero Bassetti dell’esigenza di dotare Pianosa di una stabile e giusta popolazione residente.

Ma gli ostacoli che si frapponevano al progetto dei monaci a Pianosa, incarnati principalmente da alcune componenti della burocrazia demaniale e penitenziaria, frenarono l’operazione. E così il progetto che avrebbe portato a Pianosa oltre ai detenuti da reinserire una comunità di monaci agricoltori, tramontò definitivamente.

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