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FORZE FRESCHE PER RIPARARE EDIFICI CHE CADONO A PEZZI

Il Tirreno, 19 dicembre 2013

«Finalmente è stata presa una decisione sul futuro di Pianosa». Giuseppe Foresi ha abitato per anni a Pianosa e adesso è uno dei responsabili dell’associazione "Amici di Pianosa". Per lui l’intensificazione della presenza dei detenuti in semilibertà è un modo per salvare l’isola dal degrado degli ultimi anni.

Foresi, come cambierà Pianosa con l’arrivo di 80-100 detenuti?

«Avevamo proposto all’amministrazione penitenziaria l’idea di una scuola di aggiornamento per i detenuti in semilibertà che svolgeranno attività agricola, restauro delle strutture, piccole bonifiche e lavoreranno anche sul fronte della ricezione turistica (la ministra Cancellieri ha parlato di attività agrituristica ndr). Attualmente i detenuti già presenti sull’isola stanno lavorando alla pulizia del sottobosco e alla potatura degli ulivi. Pianosa ha un passato connotato da una forte tradizione agricola: l’idea è rivalorizzare queste caratteristiche».

Quale benefici, secondo l’associazione, si potranno avere per Pianosa?

«Le condizioni in cui versa l’isola sono facilmente riscontrabili. Le strutture e i palazzi cadono a pezzi, il Demanio non ha mai effettuato manutenzioni. Se l’intervento dei detenuti sarà in linea con i principi di salvaguardia ambientale e di tutela della fruizione turistica, non potrà che essere un valore aggiunto».

Ma non c’è pericolo per la convivenza di una popolazione carceraria così numerosa con i turisti che visitano l’isola?

«Il bar e il punto di ristoro sono già gestiti da detenuti in semilibertà, non si sono mai verificati problemi di convivenza. È vero che la popolazione carceraria crescerà sensibilmente, ma non credo ciò sia un problema complicato da gestire».

Ma, tra detenuti e guardie, il carico di presenze fisse sull’isola aumenterà in modo sensibile.

«È chiaro che il progetto andrà a regime in modo graduale. E l’aumento delle presenze sull’isola dovrà necessariamente andare di pari passo con la riqualificazione dei servizi e delle strutture presenti a Pianosa. Ad oggi, infatti, abbiamo solo i bagni pubblici del punto ristoro e il depuratore dell’isola, di fatto, non ha mai funzionato. Dal momento che si farà fronte a questo tipo di problemi allora credo si possa ridiscutere la quota massima di persone che possono stazionare sull’isola piatta».

L’idea è ricostruire sull’isola una piccola comunità.

«Il progetto prevede una trentina di detenuti utilizzati nell’ambito della ricettività turistica, altrettanti sul fronte dell’agricoltura. È chiaro che l’arrivo di queste persone comporterà anche l’insediamento di un presidio sanitario, di un agronomo che segua i lavori agricoli, oltre che delle guardie. Sono circa 200 le persone che dovrebbero stazionare in modo stabile a Pianosa. La firma del protocollo d’intesa tra Rossi e la Cancellieri è motivo di soddisfazione. Speriamo solo che per mettere in atto il progetto i tempi siano più stretti rispetto a quanto ci è voluto per arrivare a questo risultato ».

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