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OK PER IL CARCERE DI PIANOSA 'APERTO' PER I DETENUTI LAVORANTI ALL'ESTERNO.

Gonews, 10 giugno 2013

Ok per il carcere di Pianosa 'aperto' per i detenuti lavoranti all'esterno. La storia del penitenziario.
Si lavora per rendere la diramazione cosiddetta 'Sembolello' in regime di semilibertà per 40 persone. La Regione: "Disposti a collaborare"

Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria "ha approvato e condiviso l'ipotesi presentata" dal Provveditorato regionale della Toscana "di destinare l'isola di Pianosa a territorio che ospita detenuti lavoranti all'esterno".

E' quanto si legge in un documento dello stesso Provveditorato toscano che prevede la riapertura parziale del carcere, nello specifico la diramazione cosiddetta 'Sembolello', per ospitare fino a 40 detenuti in regime di semilibertà. Il progetto sarà discusso in una riunione il 19 giugno.

Il progetto del governo, in realtà, è più ampio e mira a riaprire tutta la struttura di Pianosa, che può ospitare fino a 500 persone, coinvolgendo anche privati per le attività lavorative dei detenuti. Ma si tratta di un progetto in fase di studio e non ancora varato, mentre in fase ben più avanzata è appunto la riapertura della diramazione Sembolello, dove al momento operano dai tre ai sette detenuti solo per la manutenzione delle strutture. L'ipotesi è di portarli "fino a quaranta unità - riporta il documento del Provveditorato, firmato dal provveditore Carmelo Cantone - che costituisce la capienza regolamentare della diramazione".

"Il significativo aumento di presenze ha alla sua base un accordo, definito nei suoi contenuti, ma non ancora sottoscritto tra le parti, che coinvolge l'Amministrazione penitenziaria regionale, il Comune di Campo nell'Elba e l'ente Parco dell'Arcipelago toscano", si legge ancora nel documento, che specifica come l'intesa "mira a rivitalizzare l'isola, attraverso la collaborazione tra le varie istituzioni e la relativa suddivisione dei compiti", visto che i detenuti saranno impegnati "nella bonifica e nella manutenzione delle aree praticabili dell'isola".

Per quanto riguarda gli agenti penitenziari, "dopo la firma dell'accorso sopracitato sarà necessario prevedere un rafforzamento del presidio di polizia penitenziaria presente sull'isola", per "attività di coordinamento", "controllo sugli accessi dell'isola durante il giorno, con turno notturno su Sembolello", dove risiederanno i detenuti. "Si ipotizza pertanto di aggiungere alle attuali 4 unità distaccate a Pianosa ulteriori 4 unità, provenienti dalla Regione", specifica il documento, che è stato inviato alle organizzazioni sindacali degli agenti.

LA REGIONE DISPOSTA A COLLABORARE

"Sulla riapertura del carcere nell'isola di Pianosa la Regione ha una posizione collaborativa purché l'isola rimanga turisticamente accessibile e si intervenga per ridurre la pressione carceraria sulle altre strutture presenti in Toscana".

Lo ha detto il presidente della Regione, Enrico Rossi, durante il consueto breafing con i giornalisti, rispondendo ad alcune domande in merito all'ipotesi di tornare ad utilizzare lo storico e ormai abbandonato carcere esistente su una delle perle dell'Arcipelago Toscano.
"Nella nostra regione – ha detto Rossi – ci sono oggi circa 4.200 detenuti contro una capienza massima delle strutture carcerarie di 3.200. Il 30 per cento di sovraffollamento è francamente eccessivo. Mi piacerebbe molto poter costruire con il governo un rapporto tale in grado di risolvere in modo strutturale il problema del sovraffollamento delle nostre carceri. E se su questo il Governo fa sul serio, anche noi siamo disposti a fare sul serio e non intendo mettere vincoli regionalistici rispetto all'esigenza reale di sfoltire gli altri istituti perché si tratta di una questione nazionale".

Il presidente Rossi ha ricordato poi che tra le altre misure da prendere rispetto al "pianeta carcere" c'è l'esigenza di andare verso la custodia attenuata per una parte dei detenuti e sfruttare le risorse e i servizi presenti sul territorio in funzione del recupero dei giovani carcerati e in particolare dei tossicodipendenti.

IL DINIEGO DI 'ANTIGONE'

'Antigone', l'associazione che si batte per i diritti in carcere, vede con favore qualsiasi progetto che miri "a sviluppare progetti di esecuzione penale esterna, anche a Pianosa con il coinvolgimento di enti territoriali". "Va però sempre tenuto alto - dice il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella - il livello di attenzione per evitare che si riaprano le sezioni di alta sicurezza".

Secondo Gonnella "va inoltre abbandonata l'utopia edilizia". "È impossibile, infatti - spiega - recuperare in tempi brevi il gap tra detenuti presenti e posti letto (di circa 30 mila posti) costruendo carceri. Ricordo che il piano carceri è stato approvato con ordinanza del governo nel marzo del 2010 e nessun carcere nuovo di quelli promessi è stato messo in piedi". "E' importante, dunque - prosegue Gonnella - la necessità di destinare quei 350 milioni al recupero delle sezioni in disuso nonché a un piano per far uscire 10 mila tossicodipendenti dalle carceri, ricollocandoli presso i servizi e le comunità terapeutiche". "Un detenuto in carcere - ricorda e conclude Gonnella - costa circa 4-5 volte di più rispetto a un detenuto affidato ai servizi sociali o a una comunità terapeutica".

'ANTIGONE', DETENUTI A PIANOSA DA OLTRE 150 ANNI

Pianosa, una delle sette isole che danno vita al più grande Parco Marino d'Europa, 60mila ettari di mare, è da oltre 150 anni destinata ad essere un carcere. "I primi detenuti - ricorda il presidente di 'Antigone', Patrizio Gonnella - vi giunsero nel 1855. Il Granduca di Toscana vi confinò in prigione alcuni briganti maremmani. Nel 1865 il nuovo Stato italiano confermò la destinazione dell'isola a prigione". "Ciò è rimasto invariato - spiega - sino al 30 giugno del 1998, quando su pressione delle autorità regionali, dell' amministrazione del Parco nazionale dell'Arcipelago toscano, a seguito di una legge ad hoc voluta dal governo Prodi, l'ultimo detenuto andò via dall'isola".

"I primi segnali di chiusura si erano avuti - prosegue - alla fine degli anni Ottanta, quando oramai conclusa l'emergenza terroristica, l'isola fu abbandonata dall'amministrazione penitenziaria". "Nel luglio del 1992, però, nel giro di pochi giorni, e con un'isola ancora in stato di semi-abbandono - ricorda Gonnella - vi vennero inviati i boss di Cosa nostra, Pippo Calò, Nitto Santapaola, Giuseppe Madonia, i fratelli Graviano e lo stalliere di Arcore Vittorio Mangano. Furono spesi 37 miliardi per restituire sicurezza all'isola-fortezza".

Gonnella aggiunge che "negli ultimi vent'anni la fama di Pianosa è stata sempre tristemente legata a quella della famigerata sezione Agrippa (che prese il nome da Giulio Agrippa che lì fu mandato in esilio nel primo secolo dopo Cristo), dove furono ristretti terroristi e mafiosi di tutti i tipi e di tutte le appartenenze. In quella sezione vennero applicati i durissimi regimi penitenziari previsti prima dall'articolo 90 e poi dall'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario".

"In quegli anni l'isola e i suoi prigionieri - sostiene - sono stati testimoni di violenze, umiliazioni, maltrattamenti e veri e propri episodi di tortura. Appartenenti a corpi speciali di Polizia penitenziaria, prima gli Scop e poi i Gom, venivano inviati nell'isola per gestire la sicurezza. Lontana dal continente e da occhi indiscreti, a tre ore di mare da Piombino, Pianosa ha vissuto anni bui, senza regole, dove, nella certezza dell'impunità sono accaduti episodi gravissimi di violenza".

MORGANTI: "BENE LA RIAPERTURA DI PIANOSA"

«Bene ipotesi riapertura Pianosa, ma è necessario rivalutare tutta l'Isola come meta futura per il turismo». Claudio Morganti, europarlamentare indipendente dell'Eld, accoglie soddisfatto l'ipotesi dell'apertura di Pianosa per ospitare detenuti in semilibertà, anche se sottolinea «che Pianosa andrebbe rivalutata dal punto di vista ambientale, facendola diventare nel futuro un punto di eccellenza del turismo toscano e dell'arcipelago».

Morganti, già nel marzo 2010 aveva avanzato la possibilità di un recupero dell'isola, auspicando in particolar modo che la struttura carceraria fosse destinata «ai detenuti con bassa pericolosità o a fine pena o alle mamme con figli minori», per poi diventare in futuro «una destinazione turistica». In merito, infatti, l'allora Presidente della Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati, Angelo Alessandri, aveva presentato un progetto proprio per il recupero dell'Isola di Pianosa.

Morganti, inoltre, si dice «contrario ai cosiddetti indulti mascherati», riferendosi al piano carceri previsto dal ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri. «La Giustizia italiana – afferma – deve andare verso la certezza della pena come in tutti i Paesi dell'Ue». Secondo Morganti «il problema del sovraffollamento delle carceri non può essere risolto abbassando la pena ai delinquenti, ma facendo scontare la pena ai detenuti extracomunitari nel proprio Paese d'origine, oltre alla ristrutturazione di strutture dismesse e la costruzione di nuove carceri. Gli ultimi dati forniti dal Guardasigilli parlano di almeno un terzo dei detenuti di origine straniera. Mi auguro – conclude – che, anziché pensare a come abbassare le pene, il ministro Cancellieri pensi a far scontare il carcere agli extracomunitari nei propri Paesi di origine».

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