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RICERCHE SUI FONDALI A PIANOSA: OBIETTIVO BOE PER I DIVING

Il Tirreno Elba News, 26 aprile 2013

La Cooperativa di servizi e ricerca in ambiente marino Pelagosphera al lavoro per conto del Parco Nazionale. Il presidente Nurra: "Patrimonio inestimabile conservato grazie all'assenza di impatto diretto antropico"

La Cooperativa di servizi e ricerca in ambiente marino Pelagosphera, che ha per presidente il biologo marino elbano Nicola Nurra, ha condotto per conto del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano le prime ricerche sui fondali dell'Isola di Pianosa finalizzate al posizionamento di boe di ancoraggio per la regolamentazione delle attività subacquee che dovrebbero prendere avvio a partire dall'ormai prossima stagione estiva.

Si è trattato di ricerche non invasive condotte con l'ausilio di riprese foto-video e tecniche di monitoraggio standard previste dal Ministero dell'Ambiente per la valutazione dello stato di conservazione dei fondali interessati dalle future attività subacquee.E' infatti previsto che all'Isola vengano posizionate 5 boe ad esclusivo utilizzo dei diving che opereranno sotto il controllo e previa l'autorizzazione del Parco Nazionale per aprire l'Isola alla subacquea ricreativa.

Le boe di ancoraggio serviranno da appoggio alle imbarcazioni che in tale modo non saranno costrette ad ancorare con il rischio di danneggiare il fragile e delicato ecosistema marino. Queste indagini hanno confermato la ricchezza dei fondali dell'Isola di Pianosa.

team pelagosphera

"Ci troviamo di fronte - ha dichiarato Nurra - a un patrimonio inestimabile. La biodiversità marina ha un livello di conservazione difficilmente riscontrabile in altri distretti mediterranei, se non in aree marine di tutela integrale. La successione dei popolamenti vegetali e animali presenti in ogni piano investigato, dall'infralitorale al circalitorale, dimostra come l'assenza di impatto diretto di origine antropica costituisca l'elemento imprescindibile per la conservazione di questi fondamentali ecosistemi marini".

"E' necessario - aggiunge Rocco Mussat Sartor, biologo marino di Pelagosphera - che, aprendo questi siti alle attività subacquee, il Parco operi e collabori con il consorzio diving affinchè questo patrimonio rimanga il più possibile preservato. E' indispensabile regolamentare le attività nel pieno rispetto dell'ambiente marino, coinvolgendo le autorità competenti nel ruolo fondamentale di monitoraggio delle stesse. Già adesso infatti, in alcuni punti investigati, sul fondale marino emergono segni inequivocabili di attività illecite di pesca; resti di tramagli e di palamiti ricoprono, soffocandoli, rami di Paramuricee e altri Gorgonacei".

La Cooperativa Pelagosphera sarà impegnata per i prossimi due anni nel monitoraggio biologico dei siti, occupandosi di verificare proprio se l'apertura del mare di Pianosa alla subacquea ricreativa comporterà una ricaduta negativa sui delicati equilibri sui quali si fonda l'ecosistema marino mediterraneo.

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