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PIANOSA LIBERA E BELLA

pianosa libera e bellaLa Repubblica SERA, 22 marzo 2012

Pianosa libera e bella.
Il ministro Severino vorrebbe riaprire il carcere sull'isola livornese.
Ambientalisti e cittadini non ne vogliono sapere:
"Deve restare un parco".

Il carcere l'ha resa inaccessibile per anni, il carcere ancora la tiene in ostaggio. Il paese è un fantasma di case, quasi tutte vuote.
Dall'anno scorso c'è un albergo con dieci stanze doppie e una mensa per chi resta sull'isola. Pianosa è un frammento del Parco dell'Arcipelago toscano, un posto affascinante e selvaggio, siepi di cisco e di ginepro, orchidee spontanee, fagiani, lepri, qualche cipresso, qualche pino, a 40-45 minuti di battello dal primo punto di attracco, l'isola d'Elba.

E' a Pianosa che potrebbe, nelle parole del ministro Severino, riaprire il carcere che dal 1996 è stato abbandonato e frequentato ogni tanto da sparute colonie di detenuti-lavoratori in semilibertà che dal carcere di Porto Azzurro venivano a coltivane la terra.

Qualcuno di loro lavora nella cooperativa che gestisce il bar-mensa e, nella bella stagione, l'albergo-foresteria in quella che un tempo era la casa del direttore, un immobile che ricorda parecchio una caserma. Niente lussi su quest'isola così segnata, fin dall'Ottocento, dalla presenza dell'istituto di pena, subito di là dal muro che divideva chi era libero da chi era prigioniero, e che venne costruito su ordine del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa negli Anni Settanta.

Da quest'isola toscana sono passati i grossi calibri del terrorismo e della criminalità organizzata, da Nitto Santapaola a Michele Greco, Leoluca Bagarefla e tanti altri. Nell'estate delle stragi del 1992 costati la vita ai giudici Falcone e Borsellino, a Pianosa sono arrivati nella sezione di massima sicurezza i boss mafiosi sottoposti al regime di carcere duro.

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Lo stesso 41 bis la cui abolizione viene pretesa nella trattativa fra Stato e mafia che fa da sfondo anche alla sanguinosa estate delle autobombe del 1993. Tra le richieste contenute nel papello di Salvatone Riina, fra l'altro, proprio la chiusura dei supercarceri di Pianosa e dell'Asinara.
Molto prima, negli anni Trenta del Novecento, a Pianosa venne rinchiuso anche Sandro Pertini che da lì scrisse una celebre lettera a sua madre che, preaccupata per la salute dei figlio, aveva chiesto la grazia al regime fascista.

Fatica ancora oggi Pianosia ad affrancarsi come paradiso naturalistico, fatica perché la sua sky line con le merlature, il forte, i muri rinforzati, richiama immediatamente il passato. Fatica anche perché, come spiega il sindaco di Campo dell'Elba, Vanno Segnini, comune di riferimento per l'isola, «La fruibilità turistica è qualcosa da conquistare anno dopo anno». «Passi in avanti ne abbiamo fatti, abbiamo vinto il contenzioso con il demanio per gli usi civici del territorio», ma il demanio ancora non cede diversi edifici che mostrano le crepe del tempo e dell'incuria.

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«Non capisco questo tornare a proporre di riaprire il carcere quando è stato chiuso perché mantenerlo aveva costi altissimi» prosegue Segnini «Adesso gran parte della struttura è fatiscente, basta visitarlo per rendersene conto. Noi ci opponiamo a questo ritorno al passato».

L'idea del ministro Severino è la stessa che aveva già lanciato nel 2009 il suo predecessore Alfano e che, allora come oggi, aveva scatenato le proteste degli ambientalisti. «Questo è un parco», tagliano corto a Legambiente.

Sull'isola oggi le presenze sone contingentate e anche d'estate non possono superare quota 250 al giorno. Si arriva con la barca o con un traghetto, l'attracco è possibile in due soli porticcioli.
L'area è protetta e si può fare il bagno soltanto a Cala Giovanna, la zona dove c'è il bar-ristorante. La pesca è vietata. In primavera-estate vengono organizzati trekking e visite guidate con una navetta, in bicicletta o con un calesse: «L'isola è pianeggiante, a sud si arriva fino a Punta Secca e a Cala del Bruciato attraverso strade e sentieri, un paio d'ore di camminata» spiega l'escurisionista ambientale Giuseppe Giangregorio «A nord meglio muoversi con i mezzi per raggiungere la Punta del Marchese».

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Se a guardia delle mura del carcere ci sono sempre almeno due agenti, a controllare le catacombe di epoca cristiana, il Vaticano, per diversi mesi all'anno, manda un guardiano.
In condizioni fatiscenti ci sono anche i Bagni di Agrippa, una struttura romana oggi in totale stato di abbandono e infestata dalla vegetazione cresciuta anarchica e selvaggia negli anni.

Laura Montanari

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