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ANCORA LE SBARRE NEL DESTINO DI PIANOSA

Il Tirreno Extra, 12 febbraio 2009

Il Parco blocca subito le gite.
Il presidente Tozzi: m'incateno.
Alfano nega ma la decisione farebbe già parte di un decreto.

PIANOSA. Vietato avvicinarsi. Vietato sbarcare. Vietato sorvolare. E' l'estate del 1992: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono morti in due attentati di mafia. E Pianosa si trasforma in una fortezza inaccessibile, riservata ai detenuti in regime di 41 bis. Nel 1997, cinque anni dopo, l'ultimo carcerato per mafia viene trasferito. Nel '98 la casa penale agricola chiude i battenti: restano solo una decina di agenti della polizia penitenziaria e qualche detenuto per i lavoretti di manutenzione. Oggi, per decreto, Pianosa rischia di tornare un carcere duro, come negli anni dell'emergenza. E rischia di non vedere più i turisti in giro sulle sue strade bianche.

Angelino Alfano, ministro della Giustizia, ieri ha affermato - lo racconta il deputato Pd Ermete Realacci che lo ha avvicinato in aula a Montecitorio - di non voler riaprire Pianosa. «Farlo mi sembra proprio un'idea sbagliata - prosegue l'ambientalista Realacci - L'isola ha una vocazione votata all'ambiente e ad un turismo di qualità». Con Silvia Velo, anche lei deputato Pd, ha firmato un'interrogazione: «Cosa vuoi fare, ministro dell'ambiente Prestigìacomo, rispetto alle sorti di Pianosa?» Ma anche nel Pd sembrano esserci idee diverse: il senatore Giuseppe Lumia, a settembre, ha infatti proposto la riapertura di Pianosa e dell'Asinara per mandarci i boss con il 41 bis.

L'ambientalista. «II governo vuole riaprire il carcere e questo è un colpo notevole per tutto, a partire dal turismo che "gira" sull'Elba - dice Umberto Mazzantini di Legambiente - Mi meraviglia il silenzio. E poi riaprire una struttura che è stata chiusa per motivi economici è una vera follia per i costi: tutti gli edifici sono in pessime condizioni. Quello che sta accadendo per decreto ferma tutti i progetti di carcere leggero (21 bis) e in più sottrae Pianosa alla tutela ambientale».

Operai al lavoro? A Campo nell'Elba, comune di cui fa parte Pianosa, si dice che di recente tecnici del ministero avrebbero fatto un sopralluogo e che qualche operaio - ma nessuno conferma - starebbe già lavorando al ripristino di vari servizi. Secondo alcuni campesi, «se Roma dà l'ok, in sei mesi saranno pronte due sezioni».
Il decreto sicurezza del governo non esplicita i nomi delle isole da riaprire, ma subito è partita la mobilitazione per difendere Pianosa e l'Asinara, entrambe comprese nella perimetrazione di due diversi parchi marini.
Da oggi un colpo di spugna cancella le gite che nel 2008 hanno portato a Pianosa ogni giorno 250 persone per un totale stagionale di quasi 13mila visitatori. Rischia di essere spazzata via la zona di tutela ambientale indicata dall'Unione europea, che ha anche concesso finanziamenti.

Il presidente del Parco. Mario Tozzi, presidente del Parco dell'Arcipleago, ha detto che potrebbe incatenarsi per protesta. «Non possiamo procedere alla programmazione delle attività estive - aggiunge - Sulla stagione in corso non so che dire, se resta quanto scritto nel decreto nessun turista potrà più andare a Pianosa. Pensare di riaprire il carcere vuoi dire cementificare l'isola: operazione economicamente smisurata, perchè mettere un mattone in mezzo al mare viene a costare quattro volte di più che sul continente. Il danno ambientale sarebbe enorme e si andrebbe contro i vincoli posti dall'Europa. Sul continente sono state costruite carceri che non vengono utilizzate: che usino quelle, allora».

Il primo allarme. Già nel 2003 si parlò di una possibile riapertura delle case penali di Pianosa e dell'Asinara per sfoltire gli istituti sovraffollati. Legambiente Arcipelago Toscano lanciò subito l'allarme. Si ipotizzò di portare sull'isola del diavolo 400 detenuti con almeno 250 guardie e personale tecnico: numeri "fuori misura" per l'Università di Firenze che in uno studio aveva sottolineato che Pianosa può sostenere non più di 500 persone.
E la presenza del carcere - secondo altre indagini commissionate dalla Provincia di Livorno e dal Parco dell'Arcipelago - hanno evidenziato che 150 anni di carcere hanno sì preservato il mare dalla pesca, ma hanno alterato gli equilibri terrestri. La presenza di tante persone - in certi periodi fino a mille detenuti e altrettanto personale di custodia - aveva provocato danni alle falde acquifere, ad alcuni edifici storici, ai siti archeologici, al territorio nel suo insieme con la presenza di discariche a cielo aperto.

Frase criptica. «Ci hanno preso totalmente in contropiede - dice Giorgio Kutufà, presidente della Provincia di Livorno - con quella frase criptica inserita nel decreto. Bisogna fare un'azione politica concertata fra amministrazione provinciale, Comune di Campo nell'Elba, Regione Toscana. E non va sottovalutata la diatriba in corso sugli usi civici. Il Demanio ha affidato le strutture al ministro di Giustizia, ma il Comune di Campo ha impugnato la decisione e chiede l'affidamento di Pianosa agli usi civici. La causa è pendente proprio al Tribunale che si occupa di queste cose». Era accaduto anche a Capraia dopo la chiusura del carcere, avvenuta nel 1986: il Comune ha rivendicato gli "usi" e li ha ottenuti.

L'ex tecnico di Telecom. «Pianosa era eccezionale quando c'era il carcere: aveva un'azienda agricola, l'allevamento degli animali, la foresteria, l'albergo, il negozio di alimentari. Era pulita. lo ci andavo due volte alla settimana per lavoro: per trent'anni ho fatto il tecnico di Telecom - racconta Fabrizio Prianti, fiorentino, all'Elba dal 1960, oggi in pensione e titolare di un blog - Ora è un obbrobbrio: si pensa solo a incassare e non a investire. Sta crollando tutto, i palazzi antichi sono degradati. Se si cambia bene, altrimenti ben vengano i detenuti che possono rimettere a posto un po' di cose».

Elisabetta Arrighi

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