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BRANDELLI DI STORIA RITROVATI

Brandelli di storia ritrovati

Se non ci siete ancora andati, la prossima estate fate un salto a Pianosa. Con la gita organizzata, o con il traghetto, potete rimanere alcune ore sull'isola e apprezzarne le peculiarità.

Foto dello Spitfire caduto in Pianosa

Le visite guidate vi faranno conoscere i luoghi caratteristici dell'isola e l'esposizione, che viene tenuta annualmente sull'isola dall'Associazione per la Difesa dell'Isola di Pianosa, vi farà ripercorrere le tappe principali della storia di questa perla del Mediterraneo.

Una fotografia, una tra le tante presenti in quella esposizione, ha fatto scattare la molla della mia curiosità: vi e' raffigurato il relitto di un aereo con insegne americane, caduto a Pianosa durante la seconda guerra mondiale; accanto, un militare tedesco dall'espressione soddisfatta. Non c'è da stupirsi, l'aereo nemico appare ormai definitivamente fuori uso.

Scopro che su quell'aereo vengono narrati vari frammenti di una possibile storia, tramandata da alcuni anziani isolani, ragazzi ai tempi dell'evento. A fornirci indizi su questa vicenda è il pianosino Enzo Foresi, all'epoca diciottenne.

Si dice che l'aereo sia stato abbattuto dai Tedeschi, che occupavano l'isola, forse dal militare raffigurato nella foto, il tenente Wolfgang Zimet (amico di Enzo) e addirittura con un'arma leggera (una pistola, una pistola-mitragliatrice?).

Del pilota, si narra che si chiamasse Griffith o Griffin o qualcosa di simile, e che risultava essere morto successivamente sull'isola stessa; si dice inoltre che una o più armi dell'aereo siano state riciclate come corredo bellico antiaereo dai Tedeschi stessi.

Per finire, si ricorda che sia l'aereo in questione, sia un secondo che sarebbe finito su Pianosa, del quale non si hanno altre informazioni, furono distrutti dagli Americani stessi.
Alcuni di questi ricordi sono risultati attendibili, mentre altri hanno subito probabilmente il logorio del tempo e si sono mescolati con altri eventi.

La foto è comunque piuttosto buona, nitida e ricca di dettagli ben visibili e utili per ricostruirne la storia. Ho così iniziato una ricerca che ha avuto risvolti inaspettati.

L'aereo

Modellino dello stesso Spitfire, costruito da Alessandro Tagliati

È facilmente riconoscibile per il non profano il tipo di aereo, un Supermarine Spitfire, più precisamente del tipo Mk.Vc/Trop (cioè tropicalizzato, con un grosso filtro antisabbia alla presa d'aria del motore), un aereo di costruzione inglese e, per inciso, uno dei più famosi, se non il più famoso aereo da caccia della storia.

La coccarda, la cosiddetta Star and Bar, ci dice che apparteneva all'USAAF, cioè alle Forze Aeree dell'Esercito americano.
Inoltre sono piuttosto chiaramente visibili, anche se incomplete, le due grosse lettere bianche che identificavano il reparto di appartenenza e, subito dietro, in nero, più piccolo, si legge parte del numero di serie di costruzione. Quest'ultimo inizia per JK, che identifica una ben precisa serie costruttiva dello Spitfire, e ci conferma il tipo di aereo sopra indicato; le prime invece, le grandi lettere bianche solo parzialmente leggibili, sono state facilmente identificate in QP, e ci dicono che l'aereo era in carico al 2nd Fighter Squadron, del 52nd Fighter Group, della 12th Air Force dell'USAAF. Tale reparto era soprannominato American Beagle Squadron, ed aveva per emblema un cane in frac (un Beagle, appunto) con in mano un calice con una ragazza a bagno. E a conferma di questa ipotesi, vengo a sapere che a casa di Enzo Foresi è tuttora conservato un pezzo di lamiera di duralluminio (il materiale con cui era costruito l'aereo), sul quale è dipinto l'emblema del reparto. Probabilmente il motivo per cui è stato salvato il pezzo, che a Enzo fu regalato proprio da Zimet, è proprio il disegno dipinto su di esso.

Pezzo 
        di lamiera con l'emblema dell'American Beagle Squadron

Il pezzo di lamiera è relativamente piccolo, 35 centimetri per 20, e solo successivamente ho potuto stabilire che in origine era posizionato sul fianco sinistro del cofano motore, sotto i tubi di scarico, subito davanti all'ala dell'aereo.

Dalla foto è piuttosto evidente che l'aereo non è "precipitato", ovvero non è "stato abbattuto" in senso stretto. Un aereo da caccia di costruzione metallica che precipita, colpito, senza controllo, fa un bel buco per terra, e di solito ne rimane solo un mucchietto di rottami contorti; l'aereo era stato evidentemente portato a terra da un pilota ben conscio di quello che faceva e in grado ancora di controllarne il volo. A confermare questo, si possono osservare le pale dell'elica in legno, spezzate, che fanno pensare a un atterraggio sulla pancia, a carrello retratto.

Inoltre, nella foto si nota la mancanza del cannone alare da 20 mm, un'arma molto lunga e sporgente che avrebbe dovuto trovarsi in corrispondenza di quel mozzicone cilindrico di lamiera che sporge dall'ala stessa: questo sembra confermare che le armi pesanti dell'aereo erano state smontate dai Tedeschi per altri usi.

Della completa distruzione dell'abitacolo, che si sarebbe dovuto trovare in corrispondenza del "buco" al centro dell'aereo, darà spiegazione più avanti la ricostruzione dei fatti.

L'attività del 2nd FS durante la II guerra mondiale in Italia

Un'indagine bibliografica che ho condotto intorno allo Spitfire, aereo famosissimo, non ha portato grandi novità alla nostra storia. Un certo numero di possibili aerei, tutti perduti dalle Forze Alleate all'inizio del '44, aveva ristretto il raggio della ricerca, ma non mi dava notizie precise sull'accaduto.

In compenso, grazie ad alcuni libri piuttosto documentati in merito, ho potuto venire a conoscenza dell'attività del 2nd Fighter Squadron in quel periodo.

Nel 1943 l'Italia aveva visto il crollo del regime fascista, l'Armistizio, e l'avanzata degli Alleati nella penisola, la cui azione militare per mare e per terra in Italia meridionale era stata ovviamente accompagnata, e spesso preceduta, dall'azione delle forze aeree.

Per tale motivo i reparti presenti nell'area, e quelli appositamente creati per fornire la copertura aerea, venivano continuamente spostati nei campi d'aviazione più vicini al fronte, e, dato che il fronte si spostava verso Nord, anche la dislocazione dei reparti di aerei da caccia, da attacco, da bombardamento e da ricognizione seguiva rapidamente tali spostamenti.

Tra i reparti assegnati all'area di operazioni, area chiamata convenzionalmente MTO, cioè Mediterranean Theatre of Operations, c'era anche l'American Beagle Squadron, reparto interamente montato su velivoli di costruzione inglese, gli Spitfire.

Infatti, benché renitenti ad usare materiale di costruzione non-americana (si usava dire che gli Americani erano allergici alle cose NIH, not-invented-here, cioè non inventate da loro), i vertici dell'USAAF avevano dovuto accettare di buon grado la fornitura di caccia inglesi che nel 1942 erano all'avanguardia tecnologica. Fino al marzo del 1944, il 2nd FS e altri reparti rimarranno operativi con aerei inglesi, per poi sostituirli con caccia Mustang di costruzione americana.

L'American Beagle Squadron, dopo essere stato dislocato nel Nordafrica per il 1942 e l'inizio del 1943, era stato spostato, dopo lo sbarco in Sicilia, sull'aeroporto di Boccadifalco presso Palermo.

Il compito principale assegnato allo Squadron, e a tutto il 52nd Fighter Group, era quello di supporto tattico e ricognizione, con conseguenti azioni di attacco leggero e mitragliamento delle posizioni tedesche, e con frequenti attacchi a convogli terrestri e navali, e a porti e postazioni costiere.

La filosofia bellica dietro questo impiego era quella di mantenere il Mediterraneo e le zone costiere libere dalle forze nemiche.

Gli Spitfire del reparto volavano perciò frequentemente con i portabombe montati sotto le ali dei velivoli, cosa abbastanza inusuale per questo tipo di aereo, nato principalmente per la caccia e il combattimento aereo.

In effetti, come riportato dagli stessi piloti sopravvissuti, in quella fase della guerra i combattimenti aerei erano molto sporadici per il 2nd Fighter Squadron. Più che altro si trattava di casuali incontri con formazioni nemiche di caccia, o con bombardieri in trasferimento.

Il 22 gennaio 1944 verrà effettuato lo sbarco delle forze anglo-americane ad Anzio e Nettuno. Nella pianificazione dello sbarco era stato previsto un consistente supporto aereo; ma più che altro, era stato attuato già nei mesi precedenti un "lavoro" di logoramento delle difese tedesche da parte appunto dei reparti di caccia e bombardieri.

A tale scopo, e per essere a distanze minime dalle aree calde, anche l'American Beagle Squadron era stato spostato nel frattempo più a nord. Tra la metà di novembre e il 1 dicembre del 1943 il reparto si era spostato in Corsica, e più precisamente sull'aeroporto di Borgo, presso Bastia.

Da lì, nei 4 mesi successivi, i piloti avrebbero volato frequentemente sopra la Toscana e il Lazio, ancora sotto occupazione tedesca, per effettuare appunto missioni di attacco a convogli e postazioni, di disturbo, di ricognizione.

Sono ricordate dai piloti stessi, e dai log del reparto, missioni sull'Isola d'Elba, su San Vincenzo, su Marina di Pisa (a Bocca d'Arno c'era la CMASA, fabbrica di aerei), su Viterbo, su La Spezia, su Pontedera.

Alla ricerca della verità

A questo punto, benché l'attività del reparto fosse stata chiarita, mancava il riferimento preciso all'aereo fotografato a Pianosa. Inutile, forse, dire che Pianosa si trova proprio a metà strada tra Bastia e la costa grossetana e che quindi la presenza di un aereo del reparto sull'isola suonava ben lungi dall'improbabile.

Grazie a una ricerca su Internet, ho infine trovato l'indirizzo di una Associazione di veterani dal nome American Beagle Squadron Alumni, e insieme l'indirizzo del segretario della stessa. Carta e penna, ho scritto al nome indicato, descrivendo sommariamente il motivo della mia missiva e della mia ricerca.

In pochi giorni ho ricevuto una prima risposta da parte dello stesso segretario, che con grande entusiasmo mi dava alcuni riferimenti e prometteva di cercare informazioni presso altri veterani.

Tengo a precisare che la persona in questione, Mr.Carlton H. Hogue, di squisita gentilezza, oltre a essere il segretario dell'Associazione, è anche un veterano egli stesso, della non trascurabile età di 82 anni.

Ebbene: con mio stupore, e con una certa soddisfazione, da quel momento sono stato fatto oggetto di innumerevoli lettere ed e-mail da parte di alcuni veterani del reparto, che si erano scatenati nel fare a gara a fornirmi sempre più informazioni e dettagli sull'avvenimento e sui fatti del tempo. Mi sono stati inviati estratti di libri, foto, testimonianze.

1st 
        Lieutenant John D. Myers negli anni dell'evento

E' singolare come questi veterani, ormai nella terza e anche quarta età, si siano scatenati per aiutarmi a ricostruire le vicende, sforzandosi di ricordare fatti e dettagli, vecchi ormai di 60 anni. Con una brillantezza, una precisione ed un senso dello humour che mi hanno strabiliato.

E sono quindi venuto a sapere che anche il pilota dello Spitfire caduto a Pianosa, l'allora 1st Lieutenant John D. Myers, è ancora vivo, e lui stesso mi ha persino fornito alcune informazioni sull'evento di Pianosa, che ricorda tuttora molto bene. Il pilota che accompagnava Myers in volo quel giorno, Mr. Mason L. Armstrong, e il comandante del reparto di allora, Mr. Robert C. Curtis hanno fornito la maggioranza delle informazioni utili a ricostruire la vicenda.

L'evento

Ma veniamo dunque al resoconto degli avvenimenti di quel 13 gennaio 1944, dal racconto dello stesso pilota (riportato in dettaglio nel libro di Curtis, The American Beagle Squadron) e del compagno di pattuglia Mason Armstrong, anch'egli pilota dell'American Beagle Squadron.

Quel giorno il 1st. Lt. Myers era in missione di ricognizione armata come gregario del 1st Lt. Armstrong. Questi aveva avuto l'incarico di portare Myers, fresco di arrivo al reparto, a prendere conoscenza delle zone operative sulla costa toscana. Lo Spitfire di Armstrong aveva codici QP-G, come ricordato dallo stesso pilota.

Dopo il decollo dall'aerodromo di Borgo, in Corsica, dove lo Squadron era basato, e il sorvolo del Tirreno subito a nord dell'Elba, i due Spitfire hanno virato verso sud per sorvolare la costa della Toscana. Dopo avere mitragliato alcune installazioni radar e antiaerea , la pattuglia ha nuovamente preso la direzione della base in Corsica. Lo Spitfire di Myers, il "nostro" aereo, aveva a quel punto problemi di surriscaldamento del motore, probabilmente per una perdita di liquido di raffreddamento, e, nonostante i tentativi di mantenere velocità e quota, il regime del motore andava calando. Armstrong ha comunicato al compagno di volo che il suo aereo stava lasciando una vistosa scia di fumo dalla bancata destra del motore.

L'ipotesi di tentare un atterraggio di fortuna su Montecristo è stata scartata, quando i due si sono avvisti che l'isola è solo una montagna che si erge dal mare, senza alcuna area pianeggiante.

Myers a quel punto ha deciso di sganciare il tettuccio, pronto all'evenienza di dover ammarare, ma al primo tentativo il sistema di sgancio di emergenza si è rotto lasciando il tetto aperto solo due pollici, e di conseguenza il pilota era rimasto intrappolato nell'abitacolo. Myers ha pensato quindi di dirigersi verso Pianosa, seguito dal compagno.

Arrivati su Pianosa, con la Corsica ormai in vista all'orizzonte, la quota residua era di soli 800 piedi (250 metri), per cui Myers ha dovuto accettare l'idea di un atterraggio di fortuna sull'isola. Dopo aver scelto per atterrare un campo, ed averlo scartato, dato che vi erano fossi che lo attraversavano, si è allineato su un adiacente appezzamento, ha tolto l'alimentazione e ha iniziato la discesa per un atterraggio sulla pancia, cioè a carrello retratto.

Lo Spitfire ha preso un assetto molto picchiato, anche per avere toccato le cime di due alberi; il pilota ha tirato a sé con decisione la cloche e l'aereo si è posato pesantemente al suolo; dopo avere affondato il naso e arato il terreno, è ricaduto infine sulla coda.

Myers si è ritenuto fortunato di essere tutto intero, con un taglio alla mano destra e uno allo stinco. Il tettuccio dell'aereo era fortunatamente saltato via nel rude atterraggio.

Armstrong si è congratulato con il collega via radio e si è allontanato in mezzo al fuoco antiaereo tedesco. In realtà, la "contraerea" tedesca era costituita dal solo Zimet, che aveva montato una mitragliatrice su un carro trainato da buoi.

Myers è invece sceso dall'aereo e si è diretto verso un gruppo di soldati tedeschi, che lo attendevano ad armi spianate. Dopo avergli comunicato, in inglese, che era un prigioniero di guerra, è stato invitato a salire su una moto guidata da un soldato.

Il compagno di pattuglia Armstrong è tornato indietro per mitragliare l'abitacolo dello Spitfire caduto, evitando, così, che documenti e strumenti "delicati" cadessero in mani nemiche.

Ha forse cercato anche di seminare il panico nel plotone tedesco con il passaggio a bassa quota, come per mitragliare, ma i soldati non si sono fatti intimidire ne' sfuggire il prigioniero, che è stato portato, con parole sue, "in una antica prigione".

Dopo 5 giorni di reclusione Myers è stato interrogato dalle SS, destinato a essere mandato sul continente, e poi in campo di prigionia in Germania.

Sia sull'isola che durante il viaggio nella penisola alcuni Italiani hanno cercato di farlo fuggire, ma ogni tentativo è stato vanificato dalla guardia dei Tedeschi. Il pilota racconta che addirittura uno degli Italiani che aveva cercato di farlo fuggire è stato scoperto ed impiccato dai militari tedeschi. Alla fine è arrivato in Germania e destinato al campo Stalag Luft 1 a Barth, dove è stato recluso per il resto della guerra, insieme ad altri prigionieri provenienti dallo stesso Fighter Group. La II Guerra mondiale per lui è terminata il 13 gennaio 1944 a Pianosa.

Il 1st Lt. John D. Myers è felicemente scampato alla guerra e tuttora vive a Toledo, in Ohio.

Proviamo a mettere insieme i racconti dei pianosini e le informazioni degli americani

Ed ecco ricostruita la storia delle Spitfire di Pianosa e tutto sembra effettivamente tornare: lo Spitfire, serial number JK255, perduto nel Mar Mediterraneo il 13 Gennaio 1944, è il nostro. Quell'aereo, costruito negli stabilimenti di Castle-Bromwich in Inghilterra tra Dicembre 1942 e Gennaio 1943, era stato prima in carico alla RAF e poi passato all'USAAF, e inserito negli organici del 2nd Fighter Squadron. Non si è certi dei codici di identificazione dello stesso, che nessuno degli intervistati ricorda con precisione, dato anche che venivano a volte cambiati. Una delle ipotesi è che fosse marcato QP-AA.

Inoltre cosa non si è ancora riusciti ad identificare con precisione è il posto esatto dove la foto è stata scattata, cioè dove il pilota ha fatto atterrare l'aereo: vedendo l'Elba sullo sfondo è certo che si tratti del nord dell'isola.

In ogni caso, si può cercare di dare una spiegazione anche alle voci tramandate dagli isolani sul fatto.

L'aereo non è stato abbattuto dai Tedeschi, ma gli stessi veterani intervistati non possono escludere che lo Spitfire sia stato fatto oggetto di spari da terra, mentre sorvolava a bassa quota la costa sud dell'isola. Forse i militari tedeschi hanno creduto di averlo abbattuto, o ne hanno semplicemente menato vanto.

Purtroppo non è possibile avere anche la versione di W. Zimet, che morto a Pianosa il Il 19 marzo 1944, è sepolto nel cimitero dei caduti tedeschi al Passo della Futa, sull'appennino tosco-emiliano.

Il nome del pilota non è evidentemente Griffith o Griffin, dato che tra l'altro non c'era nessun pilota con nome simile nel reparto in quel periodo.

Il relitto dell'aereo potrebbe anche essere stato successivamente distrutto dagli Americani, ma come abbiamo visto, aveva pensato il giorno stesso Armstrong a distruggere parzialmente il relitto.

Per chi fosse interessato all'argomento, di seguito vengono elencati alcuni libri da leggere, se riuscite a trovarli, ma tutti in linguainglese:
- R.C. Curtis "The American Beagle Squadron"
- C.H. Hogue "The Men of the American Beagle Squadron"
- R. Alexander " They called me Dixie"
- Ludwig - Laird "American Spitfire, part 2" Ventura Publ.

Ringraziamenti: devo di nuovo porgere i miei omaggi al gruppo di veterani dalla memoria inossidabile a dispetto dell'età, compresa tra gli 82 e gli 85 anni, Robert C. Curtis, Carlton H. Hogue, Mason L. Armstrong, John D. Myers; poi anche agli amici Fausto e Luca Foresi e al loro padre Enzo, dell'Associazione per la Difesa dell'Isola di Pianosa.

Alessandro Tagliati

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