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PIANOSA, RESTAURO SHOCK ALLA VILLA DI AGRIPPA

Lisola 9 marzo 2004

Pianosa, restauro shock alla Villa di Agrippa

"Errato e abnorme" l'intervento diretto dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana secondo il Forum Unesco di Firenze e Lucca, la Federazione "Amici dei Musei", Legambiente e Italia Nostra. Uso massiccio del cemento, mosaici saltati, strutture murarie perforate. DENUNCLA CLAMOROSA. Isola di Pianosa, la contestata struttura posta sopra i resti della Villa di Postumo Agrippa; evidenti tracce di cemento industriale utilizzato per il restauro delle mura perimetrali; nel box: quel che resta di un mosaico delimitato da una cornice di piombo e cemento.

E' destinata ad avere un'eco grandissima, e non solo a livello nazionale, la conferenza stampa tenuta a Firenze venerdì scorso sul "restauro" della villa romana di Agrippa Postumo a Pianosa. Non si è trattato, come presumibile, della presentazione dei lavori di recupero e valorizzazione di un eccezionale testimonianza storica, ma di un atto corsie di denuncia Cinque associazioni di rilevanza nazionale ed internazionale hanno fatto conoscere al mondo scientifico e all'opinione pubblica un intervento giudicato "errato e abnorme" su un bene pubblico di straordinaria importanza storico-archeologica Dalla sala della Loggia del Bigallo, che si affaccia sul magnifico scenario del Duomo fiorentino, il presidente della Federazione "Amici dei Musei" Mauro Del Corso ha introdotto e guidato la discussione alla presenza di un nutrito numero di giornalisti in rappresentanza delle agenzie Ansa e Adn Kronos, di giornali nazionali quali il "Corriere della Sera", "La Repubblica", "l'Unità" e di emittenti televisive tra cui Rai Tre.

Unanimi i commenti negativi dei convenuti, che hanno deprecato l'assoluta approssimazione ed erroneità delle opere eseguite su un patrimonio collettivo. A destare perplessità e indignazione le immagini di mosaici delimitati in comici di cemento industriale e piombo che hanno provocato il sollevamento e distaccamento delle tessere, strutture murarie originali perforate per consentire il passaggio di tiranti d'acciaio relativi alla copertura di protezione dei resti dell'immobile, un utilizzo disinvolto del cemento che, almeno visivamente, ha stravolto le strutture murarie al pari delle lastre di piombo che spuntano dai muri. "Fatti come quello di Pianosa - è stato il commento di Del Corso - non possono essere tollerati". Da qui l'appello ad autorità ed associazioni che "devono lavorare insieme per prevenirli".

Il direttore del Dipartimento di Archeologia presso la sede di Lucca del Forum Unesco, Michelangelo Zecchini, di origini marinesi, dopo aver precisato che "la conferenza stampa non ha in nessun modo l'intenzione di mettere in cattiva luce la Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana, Ufficio fra i migliori d'Italia", ha letto un significativo passo tratto dall'ultimo numero della rivista della Federazione "Amici dei Musei". "Si impone la mobilitazione - si legge nel testo presentato - contro chi profana ed ancor di più contro chi, incapace di vigilare pur avendone il compito istituzionale, della degradazione si fa complice e talvolta fautore... ridicolizzando o banalizzando i luoghi eccellenti della sua storia che, per quanto s'è detto, è storia di tutti". "Parole - ha aggiunto il professor Zecchini -che si attagliano perfettamente al "caso" Pianosa".

Il professor Marco Bini, responsabile del Forum Unesco di Firenze e docente alla Facoltà di Architettura dell'Ateneo fiorentino, si è dichiarato d'accordo con Del Corso e Zecchini nel respingere le metodologie di "restauro" e l'uso diffuso del cemento nella villa romana di Postumo Agrippa "Forse - ha affermato Bini -sarà possibile studiare interventi mirati per ridurre i danni. Ma questi indubbiamente esistono e in qualche caso sono permanenti".

Da rimarcare, ancora, la partecipazione alla conferenza stampa di Italia Nostra. "La nostra associazione - ha sottolineato il presidente della sezione Toscana, Nicola Caracciolo si batte da sempre per contribuire nel modo migliore alla tutela dei nostri monumenti ed è per questo che l'adesione di Italia Nostra alla denuncia-appello è stata convinta e completa".

Nutrita anche la rappresentanza di Legambiente. Il direttore della sezione Toscana dell'associazione ambientalista, l'architetto Fausto Ferruzza, ha rimarcato che "bisogna avvicinarsi con assoluto rispetto a tutti i monumenti di eccezionale valore storico-archeologico, come i "Bagni di Agrippa" a Pianosa", ponendosi la domanda se non sia "più giusto fare un passo indietro, una rinuncia, piuttosto che intervenire sempre e comunque". Che il restauro avesse destato dubbi e riserve anche da parte di semplici turisti e "non addetti ai lavori" lo ha confermato il presidente di Legambiente Arcipelago toscano, Gianlorenzo Anselmi, che ha segnalato come il centralino dell'associazione sia stato più volte "preso d'assalto" da comuni cittadini che segnalavano quanto fosse stato sconsiderato, nell'ex isola carcere, il "restauro" del celebre monumento di epoca romana.

Alle parole sono seguite le immagini, tanto eloquenti quanto desolanti, accompagnate dal gelido silenzio dei presenti. In un'atmosfera sospesa fra stupore e sconcerto sono stati mostrati muri cementificati, mosaici "scoppiati" a causa della cornice plumbeo-cementizia, un muro forato per far passare un tirante d'acciaio, l'area archeologica disseminata di tubi cilindrici di ferro biancastri a sostegno della copertura.

Di questa triste storia - che ha già assunto le dimensioni di uno scandalo internazionale - hanno fatto una pessima figura, per quanto incolpevoli, sia il mondo dei professionisti italiani del restauro sia gli abitanti dell'Elba I primi perché le generalizzazioni sono sempre in agguato, i secondi perché può apparire che non siano stati capaci di salvaguardare una delle ricchezze archeologiche, forse la più importante, del loro territorio. E proprio in un momento in cui l'Arcipelago toscano sembrava proiettato verso una sicura nomination nell'ambito dei siti Patrimonio dell'Umanità

Una preziosa testimonianza

IL complesso protoimperiale conosciuto come i "Bagni di Agrippa" sorge sulla costa orientale dell'isola di Pianosa e ne costituisce la più preziosa testimonianza archeologica, insieme alle catacombe, le uniche conosciute nell'Alto Tirreno.

La villa romana era composta di un teatro e di ambienti residenziali e termali, in cui spiccavano il caratteristico "opus reticulatum" e pavimenti musivi. Qui fu relegato nel 7 dopo Cristo Agrippa Postumo, nipote di Augusto, fatto uccidere da Livia sette anni più tardi per spianare la strada al dominio di Tiberio.

La villa di Agrippa è stata oggetto di un costoso restauro elogiato pubblicamente dal responsabile territoriale della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana con queste parole... Quando c'erano più risorse economiche abbiamo fatto per l'Arcipelago progetti importanti: il restauro alla villa di Agrippa Postumo a Pianosa ne è un esempio".

E' appello al ministro per i Beni culturali Urbani

LA denuncia delle associazioni riunite in conferenza stampa a Firenze è culminata nella sottoscrizione di una lettera congiunta indirizzata al ministro per i Beni e le Attività culturali Giuliano Urbani.

A giudizio della Federazione italiana delle Associazioni "Amici dei Musei", del Dipartimento di Archeologia del Forum Unesco di Lucca e di quello "Università e Patrimonio" di Firenze, oltre alle sedi toscane di Italia Nostra e Legambiente, il complesso archeologico aia subito una manifesta alterazione dell'aspetto originario, la cui conservazione è raccomandata peraltro da ogni Carta del Restauro, nazionale o internazionale". <4 deleteri effetti prodotti dall'intervento - prosegue il documento - sono di un'evidenza lapalissiana e non occorre essere specialisti per comprenderne la portata: è stato usato ad abundantiam cemento industriale che ha prodotto esiti forse irreversibili; è stato creato un insieme di ruderi banali in cui spicca un opus indefinibile e in cui i mosaici, incastonati in incredibili comici plumbeo-cementizie, spesso sono costretti a "scoppiare" riducendosi progressivamente in brandelli". L'appello si conclude con la richiesta di intervento del ministro stesso.

Il singolare restauro era stato oggetto di critiche dai partecipanti al Campus internazionale Isola d'Elba 2003, svolto nei siti archeologici del Monte Capanne la scorsa primavera. La denuncia dei professori e degli studenti delle Università di Tunisi (Tunisia), Valencia (Spagna), Skopje (Macedonia), Irbid (Giordania) e Tlemcen (Algeria) era giunta al direttore della sede centrale del Forum Unesco di Valencia, Jose Luis Montalvà il quale - viste anche la relazione tecnica sul restauro redatta dal responsabile del Dipartimento di Archeologia presso la sede Forum Unesco di Lucca e la relazione finale del Convegno internazionale del Forum tenutasi all'Università della Laguna nelle Isole Canarie - aveva comunicato di "non ritenere opportune scientificamente e tecnologicamente le metodologie di restauro "conservativo" adottate nella villa di Agrippa Postumo". La documentazione è stata inviata al Centro di Patrimonio Mondiale dell'Unesco di Parigi.

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