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APPETITI E ABBANDONO

Lisola, 5 novembre 2002

Appetiti e abbandono

VENDITA o comodato d'uso? Si fa sempre più nebuloso il futuro dell'isola di Pianosa, che figura nell'elenco dei beni alienabili della Patrimonio Spa per la modica cifra di 8 milioni di euro. Uno dei tanti gioielli pubblici che lo Stato potrebbe cedere (non è detto sia matematico) ai privati per contribuire a risollevare le sorti dell'erario pubblico. E che aprirebbe nell'Arcipelago Toscano eletto a Parco naturale nazionale scenari oggi del tutto sconosciuti e imprevedibili. Di certo si sa che l'interesse intorno a Pianosa continua a crescere. La stampa nazionale ha dato nei mesi scorsi notizia dell'interesse manifestato da altri due «big» della finanza e dell'industria come Cesare Romiti e Patrizio Bertelli.

Con la virata in seno all'Associazione Albergatori Elbani assume inoltre maggiore forza e visibilità la cordata locale intenzionata ad operare in concessione d'uso ventennale sull'isola piatta. Con gli appetiti (reali o presunti che siano) continua però a crescere purtroppo anche l'abbandono. Sempre più devastante, sempre più preoccupante. L'isola è deserta e sta letteralmente cadendo a pezzi. Quel poco dell'abitato che fino a qualche anno fa restava ancora in piedi sta crollando sotto il peso dell'indifferenza e del vuoto istituzionale.

L'Arcipelago Toscano e la sua istituzione di punta (il Parco) con il loro silenzio stanno buttando alle ortiche un patrimonio dalle potenzialità immense, l'unica realtà in grado di mutare a nostro favore un mercato turistico insofferente, fragile, instabile il solo strumento capace (se "impiegato" con intelligenza) di determinare il recupero delle quote di mercato andate perdute.

Una carta jolly che troverebbe ragione d'esistere solo nel recupero e nella valorizzazione naturalistica e culturale, secondo gli esperti l'unico indirizzo vincente. Altrove, pur di accaparrarsi un simile boccone, avrebbero fatto carte false e si sarebbero rimboccati le maniche da un pezzo.

Pianosa, dopo l'abbandono... la vendita

Il Parlamento, le associazioni ambientaliste e i cittadini che un tempo l'abitavano chiedono di salvare l'isola per evitarne la cessione

ARRIVANDO a Pianosa con il traghetto si ha come la sensazione di tornare indietro nel tempo. La luce del sole illumina le trasparenze del mare e allo stesso tempo evidenzia l'abbandono delle case e delle strutture che costituiscono il bellissimo borgo dell'isola, un tempo abitato. Oggi tutto è fermo. Nel campo di calcetto ci sono ancora i palloni, lasciati forse quest'estate. I giochi dei bambini spiccano tra l'erba e i fiori che crescono in piena libertà. L'abbandono è totale. Bellissima quanto ci pare, Pianosa è però lasciata a se stessa. Lo ammettono, con sconforto, anche i soci dell'Associazione per la Difesa dell'isola di Pianosa, che hanno sul posto le loro radici e che d'estate non possono far altro che affittare degli immobili per allestire una mostra fotografica e far conoscere questa isola abbandonata in mezzo al mare, presidiata solo da carabinieri, agenti di custodia, guardie forestali. Di tanto in tanto si vedono anche gli studiosi che portano avanti un progetto di intesa tra Parco nazionale e Wwf. Si recano sull'isola per censire l'avifauna di passo.

Certo che a vedere oggi l'isola viene spontaneo chiedersi cosa ne sia stato delle buone intenzioni di cui per anni si sono riempito le cronache dei giornali. Due anni fa era stato siglato un protocollo di intesa tra istituzioni e Parco per ripopolare Pianosa con una comunità di monaci benedettini, che avrebbe dovuto costituire una prima ripresa della vita praticando l'agricoltura biologica. Ma su queste iniziative è calato il buio totale e non si sa che ne sia stato. La Provincia pare abbia in serbo alcuni progetti, sui quali però vige il più stretto riserbo, annunciando che la presentazione ufficiale avverrà a fine novembre. Nello stesso mese, tra l'altro, è in programma a Portoferraio anche un convegno che illustrerà la programmazione territoriale di Regione e Provincia. «Subito dopo ci sarà l'iniziativa su Pianosa» spiega l'assessore provinciale Claudio Vanni, che segue da vicino ogni sviluppo della vicenda «nel corso della quale illustreremo i nostri progetti, ancora in fase di perfezionamento». Qualcosa si sta muovendo, allora.

Intanto, i Verdi stanno tentando il tutto per tutto per scongiurare la vendita dell'isola, inserita nell'elenco a disposizione della Patrimonio Spa, e i membri dell'Associazione in Difesa di Pianosa hanno chiesto un incontro al commissario Ruggero Barbetti, per sapere quali siano le sue intenzioni. «Pianosa è nel Parco» afferma il presidente «e noi vogliamo che vi resti, perché è una realtà che a pieno titolo merita di essere inserita in territorio protetto, ma bisogna fare qualcosa per salvarla». Anche il gruppo parlamentare dell'Ulivo è intervenuto contro il rischio che corrono i beni ambientali e artistici di essere ceduti a privati e l'ex ministro Giovanna Melandri ha lanciato l'allarme dei «beni di Stato in vendita». Anche se per ora Giannutri, Gorgona e Pianosa fanno parte solo di un elenco e il valore loro attribuito è solo quello catastale e non di mercato.

Se l'alienazione non è imminente, perché al momento non si vende, il pericolo non è escluso. La paura di vedere i privati arrivare su un paradiso come Pianosa è tanta, al punto che Legambiente e Wwf hanno presentato richiesta all'attuale commissario del Parco di annullare una delibera della precedente gestione commissariale che ha introdotto «un elemento di discrezionalità nell'uso turistico di un tratto di mare prezioso e protetto da norme severe». Si tratta di una convenzione triennale che consente ad un grosso battello, per tre giorni la settimana, di circumnavigare fino a 125 metri dalla battigia dell'isola e lo sbarco futuro dei passeggeri su Montecristo (che è riserva integrale a mare e a terra) con la possibilità di bagnarsi nelle acque di Cala Maestra. «Un atto che senza alcuna trasparenza» commentano Cigno Verde e Panda «ha disposto il transito di una grande barca alimentata a gasolio e priva di dispositivi per evitare lo scarico di liquami a mare, in un'isola il cui l'ambiente marino è delicatissimo e che fino ad ora si è mantenuto grazie al limite di accessibilità di cui ha potuto fruire». Le due associazioni non si dichiarano contrarie a una fruizione controllata e sostenibile di Pianosa, ma tutto deve avvenire in trasparenza e dopo un'attenta valutazione dell'impatto ambientale.

Antonella Danesi

«L'azionariato popolare per arginare la privatizzazione»

E' la proposta lanciata dai Verdi per scongiurare lo sbarco dei privati sull'isola, dove una delegazione regionale si è recata il 29 ottobre per un'azione dimostrativa. E contro il degrado chiedono una risposta immediata.

«PIANOSA è una gemma da salvaguardare: non può essere venduta dalla Patrimonio Spa». Per le sue peculiarità, uniche nel Mediterraneo, l'isola è assurta a «emblema» della battaglia contro l'alienazione del patrimonio dello Stato. Lo è per i Verdi, che questa battaglia stanno portando avanti in tutta la Toscana. E il 29 ottobre scorso una delegazione della dirigenza regionale è sbarcata a Pianosa con cartelli e bandiere. Lo ha fatto per vedere da vicino un'isola che finora è stata un presidio militare, ma che dovrà avere uno sviluppo ecosostenibile in linea con le prerogative del Parco nazionale, di cui fa parte. «Vendesi Italia. Il patrimonio artistico, monumentale e ambientale italiano in vendita per pagare le manie di grandezza e le folli spese del governo Berlusconi. Impediamolo».

E' il testo che a caratteri cubitali campeggiava sui cartelli portati sull'isola, su cui sono sbarcati, tra gli altri, Maurizio Coppola (dei Verdi di Rosignano), Andrea Morini (dell'esecutivo regionale toscano), Mario Lupi (presidente dell'esecutivo e consigliere della Provincia di Livorno) e Marco Stefanini (segretario del partito in provincia di Grosseto e consigliere del Parco della Maremma). Sono disposti anche ad azioni estreme, se andrà avanti l'ipotesi di vendita di Pianosa a grossi gruppi che le hanno messo gli occhi addosso. Tutti d'accordo sul fatto che il borgo vada valorizzato, ma - puntualizza Morini - «gestione è una cosa, proprietà è un'altra».

E, allora, gestire si ma con il Parco, senza vendere. «Siamo venuti senza conoscere le bellezze che ci aspettavano» ha affermato Stefanini al suo ritorno dall'isola «e ora siamo più che mai convinti che Pianosa debba mantenersi intatta». E ciò è possibile solo impedendo «intrusioni» e con una azione incisiva del Parco, che «oggi si deve confrontare» prosegue Stefanini «con le realtà amministrative del territorio, in special modo con le aree protette». «Quello che abbiamo visto sull'isola conferma che così come strutturato e diretto oggi, il Parco non ha futuro e quindi deve operare un totale cambiamento di linea» spiega. Insomma, bisogna andare oltre il commissariamento e «insediare un nuovo Consiglio direttivo», che sia espressione delle forze che hanno a cuore la natura e che concepisca lo sviluppo del territorio secondo il concetto del «sostenibile». Una parola anche sulla presidenza. «Come ribadito ormai più volte» conclude Stefanini «il presidente del Parco dovrà essere frutto di una concertazione tra Regione, enti locali e Ministro», partendo dal presupposto che «chi sarà presidente dovrà essere ambientalista».

Tornando a Pianosa, ben venga l'ipotesi di recuperare le strutture nel senso di creare nuovi centri visite, ma Parco e ministero dovranno adoperarsi per ottenere cospicui finanziamenti. «Altrimenti» affermano i Verdi «rischiamo di dover vendere questo paradiso». Nell'estrema ipotesi che non si possa impedire l'alienazione, si sono già preparati: hanno fatto alla Regione Toscana la proposta di esercitare una sorta di «diritto di prelazione per acquistare l'isola». In modo da poter disporre di strutture a servizio dei visitatori senza il privato di mezzo. «Su questa cosa non molleremo» afferma deciso il consigliere provinciale Mario Lupi. Ma per evitare la privatizzazione di questo gioiello di famiglia del Pnat il Sole che ride ha lanciato anche un'altra idea. «Compriamo Pianosa», azzardano i vertici regionali del partito, attraverso una specie di azionariato popolare, tra l'altro sollecitato da moltissime persone che sarebbero disponibili a questo escamotage che impedirebbe la vendita a privarti. «Pianosa deve restare nel Parco Nazionale dell'Arcipelago» continua Lupi «puntiamo a non farla vendere, ma anche a riqualificarla, coinvolgendo tutti gli enti interessati. Chiediamo una risposta immediata per arginare il degrado che ora affligge l'isola, perché di questo passo tra due anni non esisterà più niente».

Di qui l'invito a recarsi a Pianosa per constatare di persona che cosa si rischia di perdere.

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